Martina Levato e Alex Boettcher
Martina Levato e Alex Boettcher

Milano, 23 gennaio 2016 - Sarà vero amore? Dedizione almeno, se il 4 dicembre di un anno fa, giorno del compleanno dell’Alex the king, Martina organizza per lui una festa speciale - al bando possessività e gelosie. Una gran ricevimento con modelle, e se le modelle non ci stanno, escort. E un gran daffare per Martina Levato, che intanto sta «risolvendo» i suoi procedenti flirt con acido e coltello, ai danni di questi, per compiacere il suo dio pompato di steroidi e da cui sta aspettando un bambino. Lo raccontano le chat di whatsapp di uno dei telefonini di Martina, che vengono ora estratte e rese note nel corso del dibattimento a carico di Alexander Boettcher. L’organizzazione della “sorpresa” coinvolge l’amico del cuore di Boettcher e deve mediare fra i “gusti” di lui (a lui piaccion magre come le modelle) e quelli di Alex, il festeggiato, che le preferisce ben dotate. Così Martina coinvolge direttamente il festeggiato: «O meglio Giorgia?» chiede lei il 2 dicembre all’amato, descrivendo della Giorgia alcune attitudini e disponibilità sessuali: «é molto alla mano... e poi starebbe tutta la sera», col beneplacito dell’Alex che annuncia alla fidanzata come pensa di occupare la sera.

Amanti spregiudicati. Non ci fossero in mezzo facce deformate dall’acido, vista perduta, olfatto e tatto sfumati, come le prospettive di vita di ragazzi che nulla avevano fatto altro che intrecciare qualche attimo con Martina, i compleanni di Alex con escort, ma senza Martina - che sarebbe stata giudiziosamente a casa - atterrebbero alla sfera personale. Invece no, sono a processo, queste storie. Come i racconti senza freni che Alex fa - a partire dal dicembre 2013 (queste le conversazioni skype finite a dibattimento) a un paio di amici di chat. E che ne rivelano (lui dice «facevo solo lo sborone») una personalità non troppo distante dalle crudeltà cieche della banda dell’acido. Gli steroidi o «asteroidi»: lui se ne fa «una pera al giorno». «Da quando prendo ’ste cose ho reazioni esagerate specialmente nel sociale, la gente mi fa i complimenti, le donne sbavano a dei livelli mai visti». Gli «asteroidi» sparano Alex in un delirio di onnipotenza che poi miseramente precipita nel sogno di fare «lo spogliarellista da 500 euro a sera e 1.500 per la festa della donna». Per gli anabolizzanti - scrive al suo amico -, per essere «al top», usa i ricettari lasciatigli in bianco dal padre medico tedesco, o li acquista al mercato del rubato (ma durante l’interrogatorio di ieri davanti al giudice Elena Bernante nega di averli mai comprati rubati).

Anche la vacanza in Thailandia, nel gennaio-febbraio 2014 - diventa sprezzante sfoggio sessual muscolare. «Thailandia bocciata... le donne mi fanno schifo, sono una razza inferiore di babbuini al cospetto di un dio». Lui, pronto a infliggere umiliazioni: «Si fanno far tutto, come ad ammettere la propria inferiorità... poi piangono e ti abbracciano». Senza escludere quindicenni, e dopo aver visualizzato su wiki lo specifico articolo del codice penale. «E si ti arrestano?» chiede l’amico? «Ma va... sono loro che mi sbavano dietro». E pure Martina, che è di Bollate e non di Bangkok, finisce nel tritatutto delle chat rivelate. Video in cui lui la riprende mentre fa quello che il Dio vuole. «Non ci sono video di Martina» dice ieri a processo Boettcher, ma frammenti li ha mandati proprio agli amici di chat. Certo, erano altri tempi, era quando «ero molto stupido» concederà. E quando Martina, invece, lavorava per la coppia, dell’acido. E con scientifica accortezza si cancellava, appena prima del 2 novembre (giorno della prima aggressione al solforico), da Facebook e chiedeva a un amico di togliere tutte le sue foto della laurea dal profilo Fb di lui. Poi, non avendolo subito fatto, glielo intimava nei giorni successivi. Martina, che la notte del 2 novembre, alle 3.11, manda un messaggio ad Alex: «però se vieni è meglio». Dove? E’ la stessa alba in cui Magnani, ore 4,29, riceve da sotto casa una telefonata da Alex: scende e in auto ci sono Boettcher e Levato. È la stessa alba, pochi attimi dopo le sei, in cui Stefano Savi viene devastato dall’acido. O per sbaglio o senza nemmeno questo perché.



marinella.rossi@ilgiorno.net