Il pronto soccorso dell’ospedale San Raffaele di Milano dove è avvenuta la rapina
Il pronto soccorso dell’ospedale San Raffaele di Milano dove è avvenuta la rapina

Milano, 11 novembre 2019 - Si è allontanato per pochi minuti dalla stanza dove era ricoverata la moglie, per scendere al piano -1 e prendere un caffè e una bottiglietta d’acqua alle macchinette. Ha rischiato di morire per dieci euro e un telefono cellulare l’uomo di 79 anni accoltellato alla gola dall’ergastolano in permesso premio Antonio Cianci, 60anni e un curriculum criminale con quattro omicidi negli anni ’70. Un uomo vivo per miracolo, perché il taglierino è arrivato a un centimetro dalla giugulare.

L’uomo, che abita a Lomazzo, è ora fuori pericolo. Dagli accertamenti, intanto, è emerso che Cianci si è allontanato dalla casa della sorella a Cernusco sul Naviglio ed è andato all’ospedale San Raffaele probabilmente in cerca di oggetti di valore o denaro da rubare. Una delle tante intrusioni di balordi nei presidi sanitari, che si mimetizzano tra pazienti, visitatori e personale. Cianci aveva trovato una felpa con il logo dell’ospedale, del modello utilizzato dagli inservienti, e l’ha indossata per muoversi indisturbato. È riuscito anche a impadronirsi di guanti e mascherina da medico.  Poco dopo le 17.30 vede l’anziano da solo davanti alle macchinette al piano sotterraneo. Lo avvicina con il volto coperto dalla mascherina ed estrae il “cutter”, minacciandolo. Il 79enne gli consegna circa 10 euro, i pochi soldi che aveva in tasca, e il telefono cellulare. Cianci insiste, chiede altro denaro. E, di fronte a un rifiuto, esplode la violenza, con il colpo fulmineo sferrato alla gola. Poi scappa a piedi, raggiunge la fermata dell’autobus in via Olgettina dove viene arrestato dalla polizia con l’accusa di tentato omicidio e rapina.

A tradirlo il tentativo, al passaggio della Volante, di gettare via taglierino, guanti, mascherina e telefono della vittima. «Io non c’entro niente», si è limitato a dire agli agenti, nonostante gli abiti chiazzati di sangue e uno scontrino, riconducibile a un acquisto effettuato dal 79enne. Il pm Nicola Rossato ha chiesto la convalida dell’arresto e la custodia in carcere e il 60enne dovrebbe essere interrogato dal gip oggi o domani. L’uomo ha agito con lucidità e violenza analoga, quarant’anni dopo, a quella che negli anni ’70 lo portò a commettere quattro omicidi, con la condanna all’ergastolo che lo ha fatto finire dietro le sbarre. L’uccisione del metronotte Gabriele Mattetti, nel 1974. Poi l’omicidio, nel 1979, dei carabinieri Pietro Lia, Michele Campagnuolo e Federico Tempini, che lo avevano fermato in un posto di blocco tra Liscate e Melzo.