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24 mar 2022

La fuga da Kiev delle allieve dell'Accademia nazionale di danza. E la salvezza a Milano

Lo choc di una quindicina di allieve dai 12 ai 18 anni. E ora di nuovo sulle punte nell’Accademia Ucraina di Milano diventata rifugio

cristina bertolini
Cronaca
L’Accademnia ucraina ha spalancato le porte "Non sappiamo quanto si fermeranno - dice la direttrice Calvino - per adesso ci aiutano le famiglie"
L’Accademnia ucraina ha spalancato le porte

Milano - La pace tra Russia e Ucraina comincia dalla danza. "La danza per me è protezione". Così la definisce Vasilisa Nikiforova, 18 anni, che insieme a una quindicina di compagne (dai 12 ai 18 anni) dell'Accademia nazionale di danza di Kiev è scappata dall'Ucraina, sotto le bombe per chiedere aiuto e ospitalità all'Accademia Ucraina di Milano, presso l'istituto Marcelline di via Quadronno. Con loro la maestra Irina Skripnik che dal 2005 ha collaborato con Caterina Calvino Prina nella creazione dell'accademia che ora conta oltre 200 allievi ogni anno. La prestigiosa istituzione milanese è un'enclave di pace nel nome dell'arte: dal 2005 vi insegnano ballerini ucraini, russi, bielorussi e italiani, imparando gli uni le lingue degli altri.

Vasilisa, all'ottavo e ultimo anno di corso accademico si doveva diplomare con le sue compagne di corso, ma quel maledetto 24 febbraio lo scoppio della guerra sembrava aver distrutto i suoi sogni. All'improvviso niente più scarpette né sale di danza, solo umide cantine in cui tentare di sopravvivere. Intanto, Irina, rifugiata nelle gallerie della metropolitana, riusciva a tenersi in contatto con le sue ragazze disperse fra cantine, campagne, Karkov, Vilnius e fino in Russia. Teneva i contatti anche con Caterina, a Milano, chiedendole di ospitare alcune delle sue ragazze; poi proponendo, a chi riusciva, di portarsi verso Leopoli e attraverso il confine polacco verso l'Italia. E così sono arrivate le ragazze, alla spicciolata, attraverso migliaia di chilometri in treno, in autobus a piedi, chi accompagnata dalla mamma o dalla nonna, verso il miraggio di un tetto non bombardato e di una scuola in cui studiare serenamente. Sono arrivate stremate, storidite, sfinite e solo dopo qualche giorno sono riuscite a interloquire a gesti con i loro ospiti. Le ragazze si sentono privilegiate in nome dell'arte: "pensate alla danza, non guardate i video e le brutte notizie" cerca di distrarle la maestra Irina, ma il pensiero vola a papà, fratelli e nonni rimasti in Ucraina. Alcune coppie ragazza/mamma sono alloggiate nel convitto dell'istituto Marcelline a cui si è aggiunta la gara di solidarietà delle famiglie per ospitare le altre.

Da un giorno all'altro la vita lineare dell'accademia, è stata messa in subbuglio. "Ne vale la pena - dice la direttrice Caterina Calvino - dobbiamo agire. Irina ogni giorno mi dice che ci sarebbe un'altra ragazza da accogliere e poi un'altra ancora e io non so dire di no. Non sappiamo quanto si fermeranno. Abbiamo chiesto aiuto al Comune di Milano per ulteriori alloggi. Per adesso ci aiutano le famiglie".

Le giornate scorrono tra le lezioni di danza con la maestra Irina e i maestri ucraini, russi e bielorussi dell'accademia e poi la scuola media o il liceo al pomeriggio. "La scuola segna la routine della normalità" dice la preside suor Miranda Molteni. Ma da lunedì, partirà per loro il corso di italiano offerto dalla Scuola traduttori e interpreti di Milano, un altro tassello di solidarietà.

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