Corteo 25 Aprile, al centro Pisapia e Zingaretti
Corteo 25 Aprile, al centro Pisapia e Zingaretti

Milano, 26 aprile 2019 - In 70mila per la Festa della Liberazione, 74esimo anniversario. In corteo da corso Venezia a Piazza Duomo. Così risponde Milano, città Medaglia d’oro della Resistenza, alle provocazioni neofasciste. Sfilano compatte le istituzioni. Il sindaco Giuseppe Sala davanti al gonfalone del Comune, con accanto per la prima volta la compagna Chiara Bazoli, il segretario del Pd Nicola Zingaretti e l’ex sindaco ora candidato alle elezioni europee Giuliano Pisapia dietro allo striscione dei dem. Sfila anche il sottosegretario Stefano Buffagni del Movimento 5 Stelle, unico nome del Governo, con un gruppo di militanti grillini. Non è mancato un momento di tensione per la presenza dei vessilli pentastellati. Un esponente dei centri sociali ha tentato di strappare dalle mani di un grillino uno striscione. «La violenza per me va sempre condannata, da destra e da sinistra», commenta Buffagni, che sottolinea: «Io sono qui, quindi il Governo è presente, è una festa di tutti». Ogni riferimento all’assenza del vicepremier Matteo Salvini e dei leghisti sembra voluto.

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Il momento di maggior tensione nel corteo, però, si è registrato all’altezza di piazza San Babila, quando militanti pro-Palestina hanno fischiato e insultato come negli anni scorsi i cittadini che sfilavano con le bandiere della Brigata ebraica. Il corteo per il 74° anniversario della Liberazione, in ogni caso, è stato anche una risposta alle «provocazioni neofasciste» degli ultimi due giorni: mercoledì lo striscione «Onore a Benito Mussolini» esposto dagli ultrà della Lazio in piazzale Loreto, ieri una corona in memoria di un partigiano, Carlo Ciocca, bruciata nel quartiere Stadera. Sala, tra i più applauditi durante il corteo, condanna le provocazioni. Dal palco di piazza Duomo, dove si sono tenuti i discorsi celebrativi, il sindaco non ha usato certo giri di parole per quei «politici dalla memoria corta o dalla scarsa conoscenza della nostra storia che mostrano indifferenza, o peggio disprezzo, verso il 25 Aprile, a loro dico: voi offendete la democrazia, presente e a venire». Per me, ha aggiunto il sindaco «è certamente bellissimo essere qui oggi insieme. Ma c’è qualcosa di più. È profondamente giusto essere qui».

E i motivi per Sala sono evidenti, «quella stagione di lotta e speranza ha dato frutti straordinari, ci ha dato la nostra bellissima Costituzione, ha diffuso cultura e istruzione, riequilibrato diritti e doveri, festeggiare il 25 aprile è guardare avanti, nel segno della democrazia, è continuare il lavoro iniziato dai partigiani e dalle partigiane. Milano farà sempre la sua parte perché tutti ci guardano e siamo chiamati al dovere di essere la città più antifascista d’Italia». Quindi «nessun passo indietro, i valori della Resistenza sono quanto mai vivi e contemporanei, raccogliamo il testimone dai partigiani, il lavoro non è finito», ha aggiunto Sala. «“La libertà - ricorda Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl - è come l’aria, te ne accorgi quando manca’’ dice Piero Calamandrei, guai a negare la storia e le atrocità del regime nazifascista: ricordiamolo sempre ai giovani. La democrazia è pace, questa è l’attualità della Resistenza. Ecco perché siamo qui, per non dimenticare il passato e tenere vivi quei valori». Mentre invece, ha sottolineato, c’è troppa «indifferenza davanti ai rigurgiti neo fascisti ed alla violenza nei luoghi sacri», e il pensiero corre allo striscione pro Mussolini dei tifosi laziali a piazzale Loreto. Uno sfregio a Milano «città medaglia d’oro della Resistenza», ha detto il presidente dell’Anpi Roberto Cenati dal palco condannando l’escalation di provocazioni dal mondo neofascista (compreso l’atto vandalico, l’incendio di una corona ad un partigiano). «Basta applicare le leggi che ci sono - ha aggiunto, soddisfatto della risposta che ha dato la Milano dei 70 mila in piazza - ma la volontà politica è mancata in passato e manca anche oggi».

E la deputata Laura Boldrini in riferimento allo striscione degli ultrà neofascisti ha detto che «senza giri di parole bisogna condannare aspramente e duramente, senza infingimenti quello che sta accadendo in tante parti d’Italia. Quanto accaduto a Milano è veramente troppo ma la risposta è che siamo tutti qua e no “pasaran“». Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, a proposito della scelta del ministro Salvini di andare a Corleone disertando le manifestazioni nazionali per il 25 aprile, ha «ricordato che la mafia esiste da 150 anni e la lotta non bisogna ricordarla solo il 25 ma sarebbe utile che il governo se la ricordasse tutti i giorni». Dal palco anche gli interventi di Carla Nespolo, presidente nazionale Anpi e di Dario Venegoni, presidente Aned, associazione ex deportati nei campi nazisti.