Milano, 29 aprile 2014 - Alexander Pereira resta in bilico. E adesso in pochi sono pronti a scommettere sulla conferma della nomina a nuovo sovrintendente della Scala dal primo ottobre 2014. Tanto che iniziano a circolare i nomi per la successione: da Pierre Audi a Sergio Escobar, fino al direttore generale Maria Di Freda, cui verrebbe affidato un incarico ad interim.

Non è bastata, almeno per ora, la difesa del manager, che ha inviato al presidente Giuliano Pisapia una relazione scritta sul caso Salisburgo, vale a dire l’acquisto all’insaputa degli attuali vertici del Piermarini di almeno sei allestimenti dal Festival che lui stesso dirigerà fino all’estate.

Nel dossier, che oggi il sindaco girerà agli altri membri del Cda, il consulente Pereira ha ripetuto quello che ha sostenuto a voce nell’ultima seduta del board, suffragandolo con le lettere d’intenti controfirmate dalla dirigenza della rassegna d’Oltralpe e il relativo scambio di corrispondenza certificata (da tradurre dal tedesco). Senza dimenticare opere e cifre: il Falstaff (130mila euro), il Don Carlos (250mila euro), i Maestri Cantori di Norimberga (coproduzione con Opéra di Parigi e Metropolitan di New York) e il Lucio Silla (10% nella partnership tra Salisburgo e Mozarteum).

Non basta. Sì, perché nel pacchetto sono compresi pure due spettacoli per l’Accademia del teatro, la Cenerentola per bambini (programmata per l’autunno 2014) e il Ratto dal serraglio. Pereira ha sottolineato in più occasioni la bontà dell’affare («Un’opportunità»), tirando in ballo pure il predecessore Stéphane Lissner, che avrebbe fatto lo stesso come patron in pectore dell’Opéra di Parigi. C’è una differenza però, ha fatto notare qualcuno: il francese ha la delega a operare per conto dell’istituzione transalpina (con tanto di potere di firma) sul cartellone del 2016. Ed esclusivamente di quello si è occupato.

Al contrario dell’austriaco, che, stando ai controlli interni, sarebbe pesantemente intervenuto sia sulla programmazione del 2015, impostata da Lissner con largo anticipo, che su quella dell’anno in corso (Werther in forma di concerto, esibizione dei Wiener Philharmoniker e sostituzione dello Schiaccianoci), facendo lievitare i costi totali di circa un milione di euro.

Tutta materia per il Consiglio d’amministrazione, che ieri pomeriggio si è riunito in maniera informale a Palazzo Marino. Risultato? L’ha sintetizzato Pisapia al termine dell’incontro (assenti Lissner, Podestà e Scaroni): «Dopo aver sentito Pereira — afferma il primo cittadino — bisogna andare a sentire cosa effettivamente è accaduto dal presidente del Festival di Salisburgo (Helga Rabl-Stadler, ndr)». Con ogni probabilità, nei prossimi giorni lo stesso Pisapia (o un suo delegato) si metterà in contatto con l’Austria «per sentire la loro versione dei fatti».

Solo allora il Collegio dei revisori dei conti potrà riassumere l’accaduto nel report da indirizzare al ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini, «che è il soggetto che decide — ricorda ancora Pisapia — sulla base delle indicazioni del Cda la nomina o eventualmente la revoca del sovrintendente». Come dire: i giochi sono apertissimi. Dopotutto, «il dottor Pereira non è ancora il sovrintendente». Non proprio un endorsement, per usare un eufemismo. La situazione resta «delicata e difficile»: in ballo, sottolinea il sindaco, «ci sono la credibilità e l’affidabilità della Scala, quindi di Milano e dell’Italia intera», a un anno dall’inizio dell’Esposizione universale.

In realtà, un primo effetto, seppur indiretto, sull’Expo c’è già stato: la presentazione della stagione 2014-2015, calendarizzata per il 15 maggio, è stata rinviata a data da destinarsi. I motivi? Basta citarne uno: la rappresentazione che nei piani di Pereira dovrebbe chiudere i sei mesi il 31 ottobre 2015, cioè Finale di partita di Gyorgy Kurtag, fa parte di quelle a rischio bocciatura. Un bel pasticcio.
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