Milano, 23 marzo 2014 - “ ‘Chi ga gira ul cùu a Milan, ga gira ul cùu al pan’. Quando parlo di Milano mi viene sempre in mente quello che mi diceva Felice Musazzi, cioè: ‘Chi volta le spalle a Milano, le volta al pane’ e quindi anche al lavoro”. Lo racconta Antonio  Provasio, cioè la “Teresa” per antonomasia, attore e capocomico della compagnia de “I Legnanesi”, la più celebre di teatro  “en travesti” in Italia e una delle più note di teatro dialettale in Europa.

Chiariamo subito Felice Musazzi è stato il fondatore della compagnia nel 1949…
Ed è stato il mio maestro. La nostra è una storia parallela. Lui aveva cominciato con gli spettacoli allestiti nell’oratorio del quartiere Legnarello a Legnano, lanciando un genere che ha riempito le sale dei teatri. Poi Felice è morto nel 1989. Tony Barlocco che interpretava Mabilia ci aveva lasciati tre anni prima. E con loro sembrava che fossero morti anche i “Legnanesi”.

E invece lei incontrò la figlia di Musazzi, Sandra che le fece una proposta che non poteva rifiutare.
Sì, nel 1998 mi era stato commissionato uno spettacolo per inaugurare una nuova sala dell’oratorio a Legnano. Io scrissi un testo in cui la protagonista era “la Maria”, molto simile alla “Teresa”. Quella sera Sandra Musazzi era in sala e dopo la recita mi propose di continuare il lavoro del padre.

Ma lei intanto aveva già le sue esperienze teatrali maturate proprio a Milano.
Dico sempre dal pallone al palcoscenico. Nel 1982, a vent’anni, giocavo come professionista nel Legnano Calcio. L’anno dopo entrai nei “Legnanesi” scelto da Musazzi come boy parlante, nel senso che dovevo anche recitare, ma non interpretavo mai parti femminili. Eravamo fissi per quattro mesi al Teatro Odeon di Milano e ogni sera riempivamo i mille posti disponibili. La gente impazziva per noi. Tra il pubblico c’erano Alberto Arbasino e Wanda Osiris.

E voi riproponete proprio due emblemi di Milano: i cortili e la passerella del teatro di rivista che con la Osiris divenne tutt’uno con questa città.
Sì, portiamo in scena la storia dei cortili lombardi e la “celebre” passerella che ormai non si vede più da nessun’altra parte. Se ci penso in questo modo raccontiamo il nostro amore per questa città fatta di luci e piccole strade, grattacieli e tanta storia, tradizioni e voglia di futuro.

Il suo rapporto con Milano?
Meraviglioso. Vivo qui per almeno due mesi all’anno per via del teatro. Milano mi dà “da mangiare” ma mi scalda il cuore. Ogni anno portiamo a teatro solo a Milano 50 mila persone. Ma mi ricordo sempre di quando ero giovane e venivo da Legnano. Arrivavo in auto, quasi vicino al Duomo, allora non c’erano divieti. Ho trascorso serate memorabili con gli amici. Dopo lo spettacolo andavamo da Marisa, una trattoria vicino a Palazzo Marino. La Marisa era amata dagli artisti perché faceva credito. Ho conosciuto Walter Chiari e Gino Bramieri. Per Walter noi giovani stravedevamo, gli chiedevamo sempre di Ava Gardner e lui ci raccontò che aveva preso un aereo per andare in America e stare due giorni con lei per poi tornare indietro. Bramieri era più serioso.

Anche Celentano vi viene a vedere a teatro?
Sì. Una volta, in anni recenti, eravamo allo Smeraldo. In una pausa dello spettacolo mi chiamò sul cellulare il produttore e mi passò Adriano che da un palco mi fece i complimenti.

E la zona di Milano che preferisce?
Piazza Buonarroti. La attraverso sempre per andare al Teatro Nazionale. Mi piace l’idea che qui vi sorga la “Casa Verdi” dedicata totalmente agli artisti. Passeggiare in questa zona mi dà il senso della storia e del valore musicale di Milano. E anche della bellezza del suo passato.

Le piace la storia di Milano?
Molto. Secondo me bisogna imparare ad apprezzare questa città. Per saperne di più su Milano di tanto in tanto faccio dei tour con una guida che mi racconta e mi fa scoprire tanti particolari nuovi. Mi ha sorpreso, per esempio, sapere che prima di Sant’Ambrogio i carri col bestiame potevano passare liberamente nel Duomo mentre veniva celebrata la messa. E che fu proprio Sant’Ambrogio a imporne il divieto. Mi piace molto anche l’aneddotica sul Duomo, come quella che racconta del fantasma di una donna vestita di bianco che si aggira al suo interno e che appare accanto allo sposo ogni volta che viene celebrato un  matrimonio.

E la Teresa cosa fa in città?
Ogni volta che lascia Legnano e viene qui, si emoziona e si inchina a Milano.

di Massimiliano Chiavarone

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