Milano, 21 marzo 2014 - Un tavolo ombra, insediato permanentemente in Regione Lombardia, trattava i più grandi appalti (consulenza legale e controlli) per ospedali e scuole, e persino per il faraonico Palazzo Lombardia. Trattava tutto: Expo non esclusa. Un «”sistema” illecito di gestione e controllo delle più importanti commesse d’interesse regionale» in cui dal 2008 al 2012 «opera un insieme di consulenti e professionisti esterni» alla società Infrastrutture Lombarde, «e la cui attività invisibile e sfuggente a qualsiasi forma di controllo, risulta invece decisiva per il funzionamento della società». Con le parole del gip Andrea Ghinetti, la Guardia di finanza di Milano dà corso a otto arresti che investono «Infrastrutture lombarde», il braccio esecutivo della Regione per la realizzazione di grandi opere in vista di Expo 2015 (11 miliardi di investimenti pubblici programmati).

Il direttore generale, dimissionario, ma ad della partecipata Cal (Concessioni autostradali lombarde), Antonio Giulio Rognoni, 54enne dato per «espertissimo» e di diretta nomina formigoniana dal 2007. Accanto a lui, l’operativo, a capo dell’ufficio gare e appalti d’Infrastrutture lombarde (Ilspa), Pier Paolo Perez. Mentre agli arresti domiciliari vanno il direttore amministrativo Ilspa, Maurizio Malandra, quattro avvocati (i consulenti ombra) Carmen Leo, Fabrizio Magrì, Sergio De Sio, Giorgia Romitelli, e l’ingegnere Salvatore Primerano.

Legali amministrativisti che, senza titolo, occupavano in pianta stabile uffici della Regione, o sostituivano, in blocco, gli apparenti designati alla valutazione delle aste, per farli tornare solo a metterci la firma: come accaduto con la commissione di verifica appalti per la nuova sede di Anatomia patologica e di potenziamento del presidio ospedaliero del San Gerardo di Monza, dal valore di 110 milioni di euro.
Con gli arresti, ieri resi pubblici da una conferenza stampa congiunta del procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo, emerge anche uno dei motivi di scontro (finito davanti al Csm) tra i due magistrati: l’inchiesta contesa fra il dipartimento reati contro la pubblica amministrazione di Robledo e la Dda di Ilda Boccassini, a cui, pure indagando entrambi i dipartimenti sugli stessi uomini, andrà il seguito caldissimo dell’inchiesta, e cioè le irregolarità sulla grande partita Expo. Che, invece, in questa indagine resta sospeso. Eppure ne parla, diffusamente, il gip Ghinetti quando scrive «di vicissitudini legate all’aggiudicazione dei lavori di realizzazione della “piastra” (lavori basilari: di posa impianti a scavi, ndr) per l’Expo 2015».

E che, stando a un intero capitolo delle 243 pagine di misura cautelare, risulta preconfezionata sulla stessa Leo, la quale ne viene investita persino prima del bando d’asta. Due le gare truccate su Expo: oltre a quella indetta da Ilspa nel luglio 2011 per l’«affidamento a professionisti esterni dei servizi legali nel supporto e assistenza ad Expo 2015 spa», che va a favore della Leo, ci sono gli incarichi di consulenza affidati all’avvocato Fabrizio Magrì dalla Arexpo spa, nata con lo scopo di acquisire «aree per l’Esposizione Universale del 2015».

Associazione per delinquere, turbativa d’asta, truffa alla Regione, falso, sono le accuse formulate dai pm Antonio D’Alessio e Paola Pirotta: gare pilotate, frazionate in modo artificioso, contratti retrodatati, compensi concordati al di là di ogni regola e garanzia in un’«amministrazione a sfondo domestico» - dice Robledo - in cui ad agire erano gli specialisti agli ordini di Rognoni. Esemplare il caso di Palazzo Lombardia e dell’avvocato Magrì: un «clamoroso e spudorato conflitto di interessi», scrive il gip. Magrì è consulente di Ilspa e riceve dalla Regione in 3 anni 3 milioni di euro, e ha come ciente Impregilo. Nel periodo 2009-2011 di consulenza per Ilspa, Impregilo otterrà attraverso una sua partecipata l'appalto per il nuovo Pirellone.  E poi ci sono i favori ai soliti amici o figli degli amici: come quelli «assicurati per lungo tempo alla società Poliedrika delle sorelle Erica e Monica Daccò». Le figlie del superfaccendiere del San Raffaele e di Maugeri, e dei viaggi e yacht a uso del Celeste.

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di Marinella Rossi