Milano, 11 gennaio 2014 -  “Milano è mia. E’ la città che mi ha dato equilibrio e in cui sto concretizzando la mia crescita professionale e umana”. Lo racconta lo scrittore russo naturalizzato italiano Nicolai Lilin, autore tra l’altro del best seller “Educazione Siberiana”.

Caspita che dichiarazione impegnativa!
Sono arrivato in Italia nel 2004 e mi sono stabilito a Torino dove tuttora vive mia madre Lilia. E’ in omaggio a lei che ho adottato il cognome Lilin. L’anno dopo ho fatto il mio primo viaggio a Milano attratto dal mito del Duomo. In Russia questo monumento è tenuto in grande considerazione come Notre-Dame di Parigi. Subito Milano mi è sembrata una città a misura d’uomo.

Sotto quali aspetti?
Le culture si mescolano senza difficoltà. Non c’è il senso di stupore ogni volta che si vede uno straniero. La mentalità locale con l’attaccamento alle tradizioni convive con una visione globale. Milano è stata poi la città dove sono accadute molte cose importanti per me.

Per esempio?
L’incontro con Roberto Saviano. Dopo aver terminato la stesura di “Educazione siberiana”, l’Einaudi diede da leggere in anteprima le bozze a un gruppo selezionato di intellettuali. Tra questi c’era lo scrittore napoletano che fu il primo a contattare la casa editrice dopo aver letto il libro in una notte, parlandone in termini positivi. Poi decise di conoscermi di persona. L’incontro avvenne nei sotterranei di un albergo al centro di Milano. La scorta lo accompagnò fino alla porta, poi ci lasciò soli. Abbiamo parlato a lungo. Mi sono sentito coinvolto dalla sua storia. So cosa significa rischiare la vita.

Perché?
Ho vissuto l’adolescenza in mezzo a una guerra civile. Poi ho fatto il servizio militare in Cecenia. Lavoravo nelle strutture antiterrorismo. Mi sono congedato a 20 anni. Allora avevo maturato alcune difficoltà a reinserirmi nella vita civile. Lasciare il mio paese e soprattutto vivere a Milano mi ha fatto riconciliare con la mia quotidianità. Questa città è fonte di ispirazione, mi spinge a scrivere. Mi sono trasferito stabilmente qui circa quattro anni fa. Alimento la mia creatività frequentando gallerie d’arte ed eventi culturali. La sera spesso faccio una passeggiata per schiarirmi le idee e poi mi metto a lavorare. Comincio alle dieci e finisco l’indomani alle cinque del mattino.

E le altre cose importanti che le sono accadute qui?
Questa città mi ha aiutato a consolidare la mia spinta a raccontare delle storie. Era un lavoro che avevo dentro di me sin da piccolo, ma in passato la realtà in cui ero immerso mi impediva di immaginare che questo potesse essere possibile. Tra l’altro vive qui anche Gabriele Salvatores, il regista del film basato sul mio romanzo.

Quale zona di Milano la ispira?
Piazza Firenze perché unisce la Milano della grande arteria di Corso Sempione e le piccole strade che portano al mercato di via Fauché. Poi sono di casa al commissariato di Polizia del quartiere perché ci lavorano alcuni amici.

Progetti in corso?
Sto per diventare papà di una bambina. Sarà la mia seconda figlia. Con la mia compagna Valentina la cresceremo a Milano. Intanto mi dedico alla stesura del mio quinto libro che si baserà sulla coesistenza tra religioni diverse.

di Massimiliano Chiavarone
mchiavarone@yahoo.it