Milano, 24 agosto 2013 - “Milano è il cervello d’Italia, qui ci sono state le Cinque giornate, qui si è sviluppata l’editoria, qui si può parlare di tolleranza e rispetto”. Lo racconta Diego Passoni, conduttore radiofonico.

Passoni quanta passione per questa città.
Milano è l’unica metropoli in cui vivrei, perché non ha mai perso il contatto con la realtà. Roma, per esempio, è molto più autoreferenziale concentrata nel potere che rappresenta. Qui invece impari a stare al mondo e a rispettare le regole del vivere comune.

Che paroloni, ma lei è di nascita milanese?
No, monzese e ho sentito pesantemente questa provenienza. Nel senso che quando nasci a Monza, pensi a Milano sempre come “l’altra”. Anche se per consolarci diciamo: “lei ha molte cose, ma noi abbiamo la Corona Ferrea”. Però la brama di venire a Milano è sempre stata tanta. E con un po’ di difficoltà. Mi riferisco alla scarsità di mezzi pubblici. Da adolescenti io e la mia migliore amica dovevamo inventarci sempre nuove soluzioni per non saltare i concerti milanesi. Ma una volta qui, era come aver vinto la lotteria. Ricordo passeggiate interminabili, lo shopping nei negozi di Piazza San Babila e nelle botteghe di jeans difettati in viale Certosa. Ma ogni nostra incursione in città, doveva concludersi come un rito nell’andare a mangiare un panzerotto in centro. Insomma Milano mi ha insegnato cos’è la cultura della gente.

Cosa vuol dire?
Questa è una città inclusiva. Qui per esempio si sono sviluppati i caffè letterari e le riviste, cioè elementi di una visione culturale condivisa. E infatti ci sono molti posti in cui ci si può incontrare.

Quello che preferisce?
Largo Greppi, davanti al Teatro Strehler. Soprattutto durante il “Festival Mix”. Questo spazio a cielo aperto, questa piazza, diventa il luogo dell’accoglienza e della stretta di mano. Di una città in cui il rispetto, l’integrazione e la tolleranza sono valori vissuti. Del resto è nelle corde di Milano che non è per tradizione né la città dei Savoia, cioè dei sovrani, né dei Dogi. E’, invece, la città delle Cinque Giornate in cui i milanesi cacciarono gli austriaci e dei “Martinitt”, cioè gli orfani a cui viene garantita la possibilità di costruirsi la propria vita puntando su se stessi. Ed è anche la città degli omosessuali. Ecco è la città dell’equità sociale. E per i diritti dei gay spero proprio che Milano alzi la voce e si faccia promotrice di progetti di iniziativa popolare.

A Milano trova anche il tempo per lavorare?
Sì da molti anni a Radio Deejay con “Pinocchio” in onda con La Pina. Siamo una coppia inossidabile. E’ stato il primo programma radio che ho fatto e non l’ho più lasciato. Abbiamo creato insieme agli ascoltatori un piccolo club di persone speciali. Il nostro sguardo è sull’attualità ma nell’etere vogliamo trasmettere anche il nostro punto di vista milanese che è pratico e autoironico. In più riesco a dare sfogo alla mia vocazione che è fare in modo che nessuno si senta solo.

di Massimiliano Chiavarone

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