di Rossella Minotti

Milano, 1 ottobre 2012 - Niente comunicati stampa, meglio un tweet. Anche quando c'è un incidente in metrò. La rivoluzione nella comunicazione dei politici passa sui social network. E il caso del metrò milanese misura la novità a tutto tondo. Proprio lo scontro in galleria è stato per il sindaco Giuliano Pisapia l'occasione per una comunicazione in tempo reale, diretta agli oltre 60mila che lo seguono. Marco Cacciotto, consulente politico, docente universitario e membro del Consiglio direttivo dell'Associazione europea consulenti politici, ce l'aveva anticipato mesi fa. In America, nel mondo della politica, Twitter ha surclassato Facebook.

Professore, con un po' di ritardo sta succedendo anche da noi sembra.

«Twitter è ormai il punto riferimento per operatori, giornalisti, politici. Ci sono più informazioni, è facile comunicare con persone più omogenee. Il profilo degli utenti è più focalizzato. Su Facebook trovi di tutto, è un mezzo di massa, è come la televisione. Twitter più di nicchia. Poi c'è chi lo usa come strumento di servizio e chi perché è di moda».

Quanto è efficace Twitter?

«Offre una grande immediatezza della comunicazione, è molto veloce, e in pochi caratteri puoi dare rapidamente una notizia che altri subito rilanciano. Un po' come i cerchi che si creano lanciando un sasso nello stagno. Poi a differenza di Facebook vengono raccolte solo le notizie utili e interessanti. Se uno racconta che al mattino ha preso un buon cappuccino non si attiva nessuno».

In America sono sempre più avanti?

«Negli States imperano tutti i social network, i politici sono presenti su tutte le piattaforme, mentre noi ne usiamo un paio. In realtà sono tantissime. L'ultima esplosione riguarda Pinterest, che da noi usano in pochissimi. Però se vuoi avere veramente un controllo completo dei dati ti crei la tua piattaforma. Aveva iniziato Barack Obama con My Barak Obama, ora ha lanciato la sua piattaforma Dashboard dedicata a tutti i volontari e militanti . Teniamo presente che 4 anni fa durante la campagna elettorale aveva raccolto 12 milioni di contatti, e oggi parte già da questa base».

In Italia qualcuno ha una sua piattaforma?

«Nessuno, anche perché per sviluppare una cosa del genere servono centinaia di migliaia di dollari. Però qualcuno sta cercando di fare qualcosa del genere. Sul sito di Matteo Renzi ad esempio, c'è una pagina con le icone che ti dice cosa puoi fare per aiutare la sua campagna. Vengono offerti gli strumenti e scegli tu cosa fare, se mandare una cartolina o fare una telefonata».

I politici lombardi?

«Pisapia è stato il primo a investire anche in figure professionali, si è mosso per tempo. Pippo Civati è stato uno dei primi a partire. Certo all'estero ci sono campagne elettorali basate su enormi data base, ma servono tempo e investimenti».

E visto che il tema del giorno sono i costi della politica, è dura.

«Dobbiamo togliere questa ipocrisia, fare una campagna elettorale seria avrà un costo».

Il Movimento Cinque Stelle sostiene di no.

«Vuol dire che per costruire il meccanismo Grillo non hanno speso nulla? Per quelli che lavorano sul digitale non si spende niente? Al di là Casaleggio non posso credere che, anche se autofinanziata, una cosa del genere non costi».

Poi risorge l'annosa questione dei contributi ai partiti. Pubblici o privati?

«L'importante è che i soldi spesi siano rendicontati e trasparenti. Il modello americano è così, per ogni politico sappiamo quanti soldi ha speso e chi glieli ha dati. Che poi sia finanziamento pubblico o tutto privato si può dibattere. Io credo si debba arrivare a un mix. Sui costi citerò la risposta data da un consulente americano, a chi sosteneva fosse immorale spendere tanti soldi per eleggere un presidente. Lui ha detto: "Noi spendiamo quanto spende una nota casa di bellezza per comunicare l'importanza dei suoi prodotti. Con tutto il rispetto per l'azienda beauty, scegliere un presidente sarà più importante che scegliere il sapone giusto?».

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