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22 mar 2022

Appuntamento con la tradizione: i "Pasquali" di Bormio tornano il 17 aprile

Sono delle portantine a tema religioso, veri capolavori artigianali che vengono costruite dai giovani durante l’inverno.

roberta rampini
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Pasquali
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Bormio (Sondrio) - Dopo due anni di stop dovuto alla pandemia da Covid-19 a Bormio torna una delle tradizioni contadine e religiose più folkloristiche: i Pasquali una manifestazione davvero unica, oggi come nel Medioevo, epoca in cui affondano le loro origini. L'appuntamento è proprio nel giorno di Pasqua, domenica 17 aprile, dalle 9 alle 17. I "Pasquali" sono delle portantine a tema religioso, veri capolavori artigianali che vengono costruite dai giovani durante l’inverno.

La loro costruzione richiede impegno, pazienza, professionalità e abilità artigianali. I giovani formato dei gruppi, si incontrano nei Reparti (quartieri) di Bormio (Buglio, Combo, Dossiglio, Dossorovina e Maggiore) e creano la propria portantina. Tutto è studiato nei dettagli, dal significato religioso alla lavorazione, falegnami, fabbri e artigiani esprimono il meglio della loro arte e la domenica di Pasqua le portatine vengono portate a spalla per le vie del centro storico dai "pasqualisti".

La manifestazione è resa ancor più suggestiva dalla partecipazione di bambini, famiglie e gruppi folkloristici, tutti vestiti con il costume tradizionale. Una giuria guidica i "Pasquali" e stila una classifica tenendo in considerazione diversi fattori, dal significato religioso al lavoro artigianale e artistico, ma anche l'aspetto culturale e di tradizione, fulcro della manifestazione stessa. I Pasquali restano in esposizione in piazza del Kuerc fino al lunedì di Pasquetta.

Origini dei Pasquali

La tradizione dei Pasquali, folkloristica e religiosa insieme, affonda le radici nell’antica cultura contadina di Bormio: le prime testimonianze risalgono al XVII secolo, quando il giorno di Pasqua esisteva l’obbligo di preparare e cucinare un agnello da distribuire in piazza del Kuerc, la piazza centrale del paese. Alla fine del XIX secolo s’introdusse la benedizione dell’agnello vivo e, da qui, nacque la gara tra i Reparti per adornare al meglio il proprio animale. A poco a poco, s’incominciò ad adagiare gli agnellini su delle portantine di muschio addobbate e, da lì, si arrivò ai Pasquali così come oggi vengono celebrati.

Programma

La manifestazione inizia alle 9 con il raduno dei partecipanti in piazza V Alpini. Alle 10 inizio della sfilata per le vie del paese: via Al Forte, via San Vitale, via Roma e piazza Cavour/Kuerc. Alle 11.30 benedizione degli agnelli e dei Pasquali in piazza Cavour/Kuerc e infine alle 17 la premiazione.

Bormio tra storia, arte e cultura

Ma Bormio è anche montagna (1.225 metri di altitudine), storia, arte, natura, sport, attività all’aperto. Nel suo centro storico è facile perdersi tra le vie e i vicoli dove chiese, palazzi e case medievali si mescolano alle architetture del XIV-XVI secolo, epoca d’oro del Contado. Tra queste il Palazzo De Simoni, risalente al XVII secolo, che, dal 1962, ospita il Museo Civico. Qui, in 27 stanze sono esposti oltre 4.000 oggetti che narrano, con una ricostruzione ambientale, la cultura, l’artigianato, il lavoro, il folklore e la vita religiosa nel bormiese. Dai vicoli si possono godere prospettive uniche dal punto di vista paesaggistico, come il rudere del Castello di S. Pietro e la cima del Vallecetta o la cresta dolomitica della Reit e i campanili delle chiese di S. Vitale e S. Ignazio.Infine, le calde acque termali dei centri di Bormio Terme, Bagni Nuovi e Bagni Vecchi conosciute fin dai tempi degli antichi Romani.

Bormio e l'enogastronomia

Tanti i prodotti e piatti tipici di Bormio e dalla valle, come la bresaola della Valtellina, che viene accompagnata da un antipasto di sciatt (frittelline di grano saraceno ripiene di formaggio). Ci sono anche i mitici pizzoccheri o le manfrigole (crespelle di grano saraceno ripiene di formaggio e bresaola); di secondo, la tradizionale polenta taragna, accompagnata da un salmì di cervo e cacciagione, con funghi porcini di contorno; prima del dolce, un pezzettino di formaggio: Casera, Scimudin o Bitto; come dessert, una fetta di bisciöla, rustico panettone con noci, fichi e uvette. Il tutto, accompagnato dai vini valtellinesi (Sassella, Grumello, Inferno e Sfursat, per nominare i più conosciuti). E, dopo il caffè del pignattino, è tempo di un brindisi con una grappa o con un amaro locale, Braulio, Taneda o Genepì.

Pizzoccheri
Pizzoccheri
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Pasquali
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