Milano, 8 marzo 2018 - Un'americanata. Così si diceva una volta di imprese inaudite per coraggio o fantasia o, molto più modestamente, di un’automobile carrozzata con “code” gigantesche. Ma bando a ogni ironia: la nuova mostra che da oggi Palazzo Reale si onora, deve onorarsi, di ospitare, “Impressionismo e Avanguardie”, può avvalersi del soprannome di americanata perché, probabilmente, soltanto gli Stati Uniti sono in grado di prestare per sei mesi una galleria così strepitosa di cinquanta capolavori.

E, probabilmente, soltanto il Philadelphia Museum of Art può privarsi per tanto tempo di tanti dipinti di prestigio mondiale senza vedere drammaticamente impoverite le proprie sale. Che, d’altronde, di opere ne contano oltre 240mila, a coprire duemila anni di storia dell’arte. Anche se certo il “Rocky” che si allenava su e giù sulla scalinata d’ingresso non lo sapeva. Andrebbero enumerati uno per uno i capolavori in mostra grazie all’impegno del Comune di Milano e di MondoMostre Skira. Si possono citare il “Ritratto di Madame Augustine Roulin e la piccola Marcelle” ma anche il “Ritratto di Camille Roulin” di Van Gogh senza accostar loro la “Ragazza che fa il merletto” o una “Bagnante” di Renoir? Si può sottolineare la presenza in mostra del “Nudo femminile seduto” di Picasso senza avvicinargli la “Donna seduta in poltrona” di Matisse? O, per restare nella sezione Ritratti, trascurare la “Isabelle Lemonnier” di Manet o la “Madame Cézanne” immortalata dall’illustre marito? Maestri che riappaiono spesso negli altri riparti dell’esposizione. Riecco Monet con i suoi paesaggi pennellati di luce e innamorati di suggestioni orientali, vedi “Il ponte giapponese”, o di modernità cittadine, nel caso dei “Grandi Boulevards” di Renoir e di “Place du Tertre a Montmartre” di Utrillo. E riecco Van Gogh con la sua “Natura morta con mazzo di margherite”, prima del Braque della “Cesta di pesci” e del Matisse della “Natura morta sul tavolo”. E poi, per tener fede al titolo della mostra, le avanguardie di Kandinski e Klee, Dalí, Rouault e Chagall.

Da non tradcurare, però, fra tanti giganti a cavallo di Ottocento e Novecento, i lavori di tre grandi artiste: Marie Laurencin, Berthe Morisot e Marie Cassatt. Quest’ultima, soprattutto. Fu lei, a lungo residente a Parigi, a far da tramite fra gli artisti e i mercanti francesi e i suoi connazionali. E a convincere il fratello Alexander, capo della Pennsylvania Railroad, ad acquistare i primi dipinti impressionisti - “nemo propheta in patria”: lo stesso paradossale “espatrio” di capolavori inglesi in Sudafrica -. Jennifer Thompson e Matthew Affron, curatori della mostra insieme con Stefano Zuffi, si sono incaricati di ricostruire, anche nel catalogo Skira, la storia gloriosa del museo aperto nel 1877 nella città più raffinata e colta degli Stati Uniti.

Palazzo Reale (piazza Duomo 12). Fino al 2 settembre. Catalogo Skira