Il sindaco Douglas De Francisci

Basiano (Milano), 24 aprile 2018 - Ha vinto il campanile, almeno a Basiano. Il referendum che ha bocciato la fusione con Masate è un 4 dicembre in scala ridotta. Dalle urne si propaga un terremoto che avrà delle conseguenze simili a quelle che ebbe sul piano nazionale il rifiuto della Riforma costituzionale che un anno e mezzo fa costò la poltrona di premier a Matteo Renzi. Il giorno dopo il voto c’è già chi chiede la testa del sindaco Douglas De Francisci.

Riccardo Melias, Fratelli d’Italia, Comitato del No, non usa mezze parole: «Eravamo certi, certissimi di questo risultato. Ora, questa amministrazione a casa: preparo già stasera la mozione di sfiducia per il prossimo Consiglio». Maurizio Fogli, alla testa dei contrari alle nozze, rincara la dose: «Eravamo sicuri che sarebbe andata così, abbiamo lavorato in questa direzione. Ed era una lotta impari, se pensiamo a tutti i denari spesi dall’amministrazione per questa consultazione». Sulla stessa lunghezza d’onda Fatima Caneparo, Noi per l’Italia: «Sono felice, felicissima. Sono sempre stata contraria a questa fusione per molte ragioni, che oggi hanno prevalso. Questo risultato è peraltro un grande pronunciamento politico. Di cui l’amministrazione deve preoccuparsi». Idem, Cosimo Parisi, Movimento 5 stelle, altro esponente del No: «Le questioni erano chiarissime, ed erano emerse nell’ultima assemblea pubblica del comitato del Sì. Nessun vantaggio reale per la nostra comunità, numeri tutti da dimostrare, e una scelta, quella della fusione, calata dall’alto e mai condivisa con i cittadini». Sempre del neonato Movimento 5Stelle cittadino è la sociologa Stefania Cavallo: «Qualche nostro detrattore ha detto che eravamo dei buffoni, hanno deriso i nostri interventi socio-economici e culturali, però, le cose non sono andate come pensavano».

La fibrilllazione politica è innegabile. Il duello fra delusi e soddisfatti non finisce qui. Il verdetto a Basiano lascia poco spazio all’interpretazione: 890 no, contro 508 sì. A fare pendere l’ago della bilancia per il mantenimento dello status quo, questioni economiche, si temeva che le nozze avrebbero portato un’impennata delle tasse, ai minimi in paese, a differenza di quelle dei vicini che hanno promosso il matrimonio sfiorando l’80% dei consensi. Lo scontro è avvenuto sulle cifre, sullo studio dell’Anci che benediva l’operazione attaccato dai contrari, mentre sullo sfondo prendeva forma la protesta contro il nuovo impianto di biogas (a Masate). A fare capire che aria tirava erano stati i risultati delle Politiche del 4 marzo. Il «piatto» a favore dei grillini aveva fatto venire il mal di pancia anche ai più fiduciosi sul connubio.

Nei sostenitori resta l’amarezza di «un’occasione storica perduta». Si andrà avanti come negli ultimi 14 anni: con tre Comuni, Basiano, Masate e l’Unione, aspettando che l’anno prossimo nuove amministrazioni decidano se e cosa cambiare. Cambiare pelle è difficile, per i basianesi i benefici non erano sufficienti. E hanno voltato le spalle al progetto.