Cernusco sul Naviglio (Milano), 18 maggio 2018 - Protesta a Malpensa per i corrieri della FedEx che rischiano di rimanere in mezzo alla strada, dopo la ristrutturazione annunciata dal colosso americano delle spedizioni. Ieri, insieme ai colleghi in arrivo da tutta Italia, a bloccare l’area Cargo delll’aeroporto, c’erano anche gli addetti di Cernusco - sulla Padana c’è la sede legale della multinazionale, - quattro posti in bilico. Tutti uniti «per difendere con le unghie e con i denti il presente e il futuro delle nostre famiglie». Slogan, striscioni, - il più eloquente «non ci farete a pezzetti» - per respingere il piano che prevede «il taglio di 432 persone: 315 esuberi, più 117 trasferimenti», «licenziamenti mascherati» per i sindacati. Se accettassero il trasloco, dovrebbero percorrere 300 chilometri al giorno fra andata e ritorno da casa. «Proposte irricevibili», ribadiscono Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Lo ripeteranno alla controparte al tavolo convocato il 25 maggio dal ministero per lo Sviluppo economico. Intanto, sono già stati fissati altri due scioperi: si torna in piazza il 31 maggio e l’l 1giugno «a meno che la multinazionale non faccia marcia indietro».

Ma la trattativa è tutta in salita. Anche il Papa, domenica all’Angelus, ha lanciato un appello per i corrieri. «Mi auguro che i vostri problemi si risolvano positivamente». Le sue parole hanno anticipato la manifestazione nel Varesotto che ha registrato un’adesione totale, comprese le filiali che il piano salverebbe, San Donato e Peschiera, le più importanti della Lombardia. Non così per altre 24 su 34 sparse da Nord a Sud. La dieta di Fedex si consumerebbe nonostante un fatturato in crescita del 27%, che con 60 miliardi l’anno, 2,9 miliardi di utile di esercizio, fa del marchio a stelle e strisce un player del mondo che viaggia in scatola. E nonostante il boom dell’e-commerce che ha incrementato volumi e ricavi appunto. «Ogni giorno il marchio consegna 11 milioni e mezzo di colli in 220 paesi», ricordano Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. Numeri da capogiro, da adattare al modello Tnt, il concorrente acquisito nel 2015 per 4,4 miliardi, un’operazione presentata tre anni fa come «occasione di espansione e di consolidamento in Europa», e invece, denunciano i sindacati «la sinergia fra le due aziende passa dalla svendita dei diritti dei lavoratori e della loro professionalità». L’ipotesi è che Fedex esternalizzi alle cooperative rinunciando ad avere dipendenti diretti, esattamente come gli ex rivali olandesi. Una prospettiva respinta su tutta la linea senza indugio, mentre ci si prepara a ritornare sulle barricate. «L’azienda è sana, la strategia del subappalto non ha senso». «La mia Fedex non l’avrebbe mai fatto», recitano le magliette indossate dai dipendenti. Una frase che rivela tutta l’amarezza di questi giorni.