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I rilievi sul luogo dell'omicidio

Vaprio d'Adda (Milano), 25 novembre 2017 - Archiviazione per Sicignano, la famiglia del ladro ucciso si oppone in aula: «Necessarie nuove analisi nella casa del delitto». L’opposizione all’archiviazione (chiesta dalla Procura) per Francesco Sicignano, che uccise tre anni fa l’albanese ventiduenne Gjergi Gjonj durante un tentativo di furto in casa sua, era già stata avanzata nello scorso settembre.

Ieri è stata ribadita davanti a Teresa De Pascale. L’avvocato della famiglia, Teodor Nasi, ha sottolineato la necessità di nuove indagini e approfondimenti a suffragio dell’ipotesi da sempre sostenuta: quella che il pensionato di Vaprio, la sera di quel maledetto 20 ottobre 2015, possa aver sparato dall’alto, mentre l’albanese si trovava ancora sulle scale esterne all’abitazione. Ipotesi che smantellebbe il presupposto della legittima difesa.

Il caso Sicignano torna dunque in aula a più di un anno dall’istanza di archiviazione medesima. L’opposizione della famiglia di Gjergi Gjonj, che aveva 22 anni quando morì, era già stata annunciata formalmente i primi di settembre. Ieri il legale ha dettagliato quelli che, secondo la famiglia dell’albanese, sono gli approfondimenti indispensabili alla chiarezza. Fra gli altri la “blood pattern analysis”, ossia l’analisi delle tracce ematiche.

Ascoltate le parti, il giudice dovrà pronunciarsi sull’accoglimento dell’archiviazione, chiesta dalla Procura e dalla difesa del pensionato. Qualora venisse accolta l’istanza della famiglia, dovrà invece disporre imputazione o nuove analisi nell’interregno. Non era in aula, ieri, Francesco Sicignano, che accolse l’istanza d’archiviazione con sollievo: «È finito un incubo». Al centro del dibattito due tesi opposte. L’albanese morì per un colpo di pistola al petto. Sicignano ha sempre sostenuto di aver sparato in cucina.

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