Francesco Sicignano
Francesco Sicignano

Vaprio D'Adda (Milano), 5 febbraio 2019 - "Devi morire". Un urlo nel silenzio da un’auto in corsa davanti a una villetta. La paura, il sangue e lo spettro della vendetta. La drammatica notte del 20 ottobre 2015, in cui Francesco Sicignano sparò e uccise Gjergi Gjoni, il ladro albanese di 22 anni che si era introdotto nella sua abitazione di Vaprio, è un incubo che non si dissolve. Prosciolto due anni dopo per aver agito secondo le regole della legittima difesa dall’accusa di omicidio volontario, su richiesta della stessa Procura di Milano che aveva indagato, il pensionato e la sua famiglia sarebbero sotto minaccia. Non solo per le parole pronunciate in televisione – in un servizio registrato la scorsa estate, ma trasmesso solo nei giorni scorsi - dalla famiglia del giovane malvivente che fu stroncato da un proiettile della Colt 38 con cui l’uomo era uscito dalla sua stanza dopo aver sentito trambusto in cucina. Ma anche per le minacce che l’ex artigiano e la famiglia riceverebbero da tempo. A denunciare la situazione è l’avvocato del pensionato, Antonella Pirro, che ricorda che il suo cliente "si è già rivolto ai carabinieri". Gli stessi che da tempo e con discrezione tengono d’occhio la via, la casa e il giardino della famiglia, con assidua attenzione su quello che è considerato – comunque – un obiettivo sensibile del territorio.

"Una vicenda difficile: automobili che passano, persone che urlano all’indirizzo di Francesco “Sicignano devi morire” - spiega la legale -. E si chiama così anche il nipotino, che ha assistito dal balcone a uno di questi episodi, rientrando in lacrime in casa. Naturalmente il bambino è turbato, come il resto dei parenti". La tensione sale anche in considerazione dell’esposizione pubblica del protagonista, che ha appoggiato la battaglia per modificare la normativa sulla legittima difesa "e fa anche parte della commissione che ha lavorato al nuovo testo".

Il pensionato ha sempre ripetuto che quella tragedia gli ha "rovinato la vita". La morte del giovane ladro non l’ha affatto lasciato indifferente, "anzi, non c’è giorno che non pensi a lui". Sullo sfondo, il timore di una vendetta secondo lo stile del Kanun albanese, la norma non scritta che regola – in modo tribale – le relazioni fra famiglie in quel territorio di là dall’Adriatico. "Quelle regole esistono solo in quella regione, ma lo stato d’animo di Sicignano si può ben comprendere", chiarisce l’avvocato. Circostanze che non sfuggono ai carabinieri, che non hanno abbassato la guardia.