L'istituto Masih
L'istituto Masih

Pioltello (Milano), 26 ottobre 2017 - Dimissioni in blocco ai vertici della Consulta interculturale, nella città più multietnica d’Italia scoppia il caso delle classi "ghetto". A fare scalpore è il caso della scuola media Iqbal Masih, dove la scelta del preside ha alzato la bufera. Due classi a tempo pieno con pochissimi studenti, una con la quasi totalità di cognomi stranieri e un solo italiano, l’altra a larghissima maggioranza di cognomi italiani. Si parla di cognomi e non di nazionalità perché - e questa è la difesa della scuola – quasi tutti i ragazzi sono di seconda generazione e quindi considerati italiani a tutti gli effetti.

Sotto i riflettori la scuola media di Seggiano, un quartiere ad altissima densità di stranieri. Questi i numeri. Nel registro di classe della 1C ci sono 14 alunni, di cui 5 ragazzi nati all’estero, 8 studenti di seconda generazione e un solo bambino dal cognome italiano. Dall’altra parte del corridoio, invece, c’è la 1D con 16 iscritti, tra cui 11 italiani. Una fotografia che ha innescato il cortocircuito in città, la Consulta degli stranieri ha reagito con le dimissioni congiunte blocco della presidente, Fatima Naif Charif, e della sua vice Katerine Mosquera.

Un gesto di protesta destinato a lasciare strascichi, soprattutto in una città come Pioltello dove ci sono quartieri con l’80% di stranieri. "La scuola ha fatto una scelta grave, è un gesto da stigmatizzare. Non solo prendo le distanze da quanto accaduto, ma lancerò un tavolo politico con tutti i presidi delle nostre scuole affinchè in futuro non si ripetano situazioni simili", dice l’assessora alla Scuola, Maria Gabriella Baldaro, insegnante, che ha allocato grandi risorse comunali sul fronte dell’integrazione nelle scuole. L’istituto comprensivo Iqbal Masih è una scuola multietnica, la presenza di stranieri è del 78%, con picchi in alcuni plessi del 90%. "La nostra scuola non ha classi ghetto, non ci stiamo ad essere tacciati in questo modo", risponde il vicepreside Basiglio Prestileo. "Avevamo 30 ragazzi iscritti al tempo prolungato - entra nel merito Prestileo -, ma non potevamo formare un’unica classe per la presenza di due alunni con disabilità e tre nuovi arrivati in Italia, che non conoscono la nostra lingua - continua -. I ragazzi non sono stati divisi per nazionalità, la maggioranza degli alunni ha cognomi stranieri ma è di nazionalità italiana. Per noi conta il livello di scolarizzazione, i nostri ragazzi sono tutti allo stesso livello, le classi sono assolutamente equilibrate".

Ma a creare ulteriore attrito è stata la sensazione che alcune famiglie italiane abbiamo fatto pressione nei confronti della scuola per separare i bambini italiani da quelli stranieri. "È vero che alcune famiglie italiane hanno fatto pressioni sul preside, ma questo succede sempre e questo non ci ha mai condizionato – dice il vicepreside -. Un bambino nato in Italia che arriva all’asilo e continua fino alle medie, non è da meno rispetto a chi ha un cognome italiano". In tutto l’istituto ci sono 1.254 studenti, di cui 515 nati all’estero, pari al 41% sul totale. Ma se si considera l’origine delle famiglie la percentuale sfiora l’80%. "Come scuola spesso ci sentiamo impotenti - entra nel merito il vicepreside -, abbiamo un problema di sovraffollamento e il nostro bacino di riferimento attinge da zone ad alta densità di famiglie straniere, come via Bolivia e piazza Garibaldi". La scuola di infanzia ha 273 iscritti e 134 stranieri, di cui 117 di seconda generazione. I numeri si alzano alla primaria – 664 iscritti e il 39% di stranieri, di cui 173 nati in Italia – e le scuole medie con 37 classi, 317 iscritti e 122 stranieri.