Pioltello (Milano), 12 maggio 2018 - Uun vaso di gerani rossi appoggiati sul marciapiede, due macchine attaccate al muro con lo scotch, una candela per ricordare il piccolo Suleimane. Sono state due donne del quartiere a posare, ieri mattina, questo piccolo omaggio nel punto in cui il bambino è precipitato.

Quello di piazza Garibaldi è un quartiere difficile, dove la convivenza a volte è un problema, ma di fronte al lutto della famiglia Zazai le persone stanno dimostrando solidarietà. Come Claudio Spinzi, l’uomo che ha bussato alla porta di Shugusa, la mamma del bambino deceduto, per avvisarla che suo figlio era caduto dalla finestra. «Abito nel palazzo di fianco, al secondo piano, ed ero seduto sul balcone. Ho visto il bambino cadere, è stato terribile. Sono sceso di corsa, ho visto il piccolo immobile, con il sangue alla bocca, e sono andato subito ad avvisare la mamma. Ho suonato, lei si è messa il velo, si è avvicinata alla porta e le ho detto: suo figlio è caduto. Così è scesa e ha visto il piccolo che stava morendo».

Giovedì sera, ad aspettare i soccorsi insieme alla donna, tanti abitanti del quartiere. La fatalità ha voluto che in quel momento, intorno alle 20.30, in casa non ci fosse nessuno a badare a Suleimane, mentre la mamma cambiava il pannolino all’altro figlio. Nemmeno Idris Rustami, un amico di famiglia arrivato qualche giorno fa da Novara per sostenere la donna in assenza del marito, partito per l’Afghanistan per aiutare la sorella in difficoltà. «Ero uscito di casa da poco per andare a fare la spesa e sono arrivato subito dopo l’incidente. Avevo le borse in mano, mi sono bloccato e ho visto Suleimane per terra», racconta l’uomo. «Ho avvertito subito Omed, il padre del bambino - continua -, gli ho telefonato per dirgli che era successa una cosa gravissima. Mi ha chiesto di spostargli il volo. Oggi in Afghanistan (ieri per chi legge, ndr) è venerdì ed è tutto chiuso. Omed non è riuscito a prenotare, ho comprato il biglietto da Pioltello e domani sera rientrerà in Italia».

Sul luogo della tragedia sono arrivati in tanti. C’erano anche gli insegnanti della scuola di Seggiano, il centro di formazione professionale che aiuta i ragazzi del quartiere a imparare un mestiere. «Abbiamo pensato di portare dei fiori insieme agli studenti. Sono pochi i residenti di origine afghana, per questo sono poco conosciuti nel quartiere», spiegano i due insegnanti del Cfp, Francesca Falcone e Alessandro Arbitrio, che è anche vicepresidente della Consulta Intercultura, che proprio giovedì sera era riunita. «Ho vissuto l’incidente in diretta - continua Alessandro Arbitrio -: sono arrivati dei messaggi al presidente, lo abbiamo saputo subito. Abbiamo sciolto immediatamente la seduta»