Pioltello (Milano), 12 maggio 2018 - "Suleimane era nella sua camera a giocare, mentre mia moglie si trovava in bagno a cambiare il pannolino al bambino più piccolo. La palla è caduta dal balcone della camera, che è protetto da una rete per non fare sporgere i bimbi. Allora mio figlio è andato nell’altra stanza, è salito su una cesta, ha messo il piede sul calorifero e si è sporto dalla finestra. Poi è caduto nel vuoto". È un racconto che blocca il respiro quello di Omed Zazai, il papà del bambino di 4 anni precipitato giovedì sera dal quinto piano di un palazzo di piazza Garibaldi, a Seggiano. Omed parla dall’Afghanistan - dove è arrivato la settimana scorsa per sbrigare faccende di famiglia - con voce calma, scandendo le parole come per cercare una pace che in questo momento sembra impossibile da raggiungere.

La moglie, Shugusa Zazai, 26 anni e al terzo mese di gravidanza, era rimasta a Pioltello con i due figli piccoli. "Mia moglie è sotto choc - continua l’uomo, che da 15 anni lavora come operaio nello stabilimento Esselunga di Pioltello -: è incinta di pochi mesi e quando ha visto Suleimane è stata male. Al telefono l’ho supplicata di stare calma per evitare di perdere il bambino. È un incidente, non deve sentirsi in colpa. Le ho detto: sei in gravidanza, non voglio perdere un altro figlio". Suleimane era nato il 14 febbraio del 2014, nel giorno di San Valentino. Era un bambino vivace, con tanta voglia di vivere. "Mia moglie stava lavando l’altro nostro figlio, che ha 2 anni, e in casa era tutto tranquillo. Suleimane quando è caduto non ha nemmeno urlato. Qualcuno ha suonato il campanello, lei è andata alla porta e ha sentito un uomo che le diceva di scendere subito. È andata in cortile e ha visto nostro figlio per terra. È stato un colpo tremendo".

Cinque piani di scale fatti di corsa, in un palazzo senza ascensore, con il cuore in gola e il presagio che qualcosa di brutto fosse accaduto. Shugusa è stata male, un amico di famiglia ha chiamato subito il marito, che dopo quattro anni di assenza era tornato nel suo Paese di origine per aiutare la sorella a risolvere un problema. "Secondo me Suleimane non riusciva a vedere oltre la rete che protegge il balcone, così è andato in una stanza che usiamo come magazzino, dove sono accatastati dei mobili - continua Omed Zazai -. La porta è sempre chiusa, ma Suleimane sapeva che spingendola poteva aprirla. Altre volte lo aveva fatto". Ieri mattina la donna è stata sentita in caserma come testimone, nessuna ipotesi di reato per lei. Questa sera il padre rientrerà in Italia per stare vicino alla famiglia. Intanto la Procura ha disposto l’esame esterno, e non l’autopsia, sul corpo del bambino.