Carabinieri a lavoro (Newpress)
Carabinieri a lavoro (Newpress)

Cernusco (Milano), 3 novembre 2019 - Due pistole ripescate nelle acque del naviglio a Vimodrone. A poche centinaia di metri dal luogo dove l’auto usata nell’agguato mortale a Donato Carbone, ucciso a Cernusco sul Naviglio lo scorso 16 ottobre, è stata ritrovata. Un caso? Solo le analisi dei carabinieri sapranno dare una risposta e forse aggiungere un tassello al mistero di un caso all’apparenza senza movente. L’imprenditore era stato seguito mentre a bordo della sua Mercedes rientrava a casa, in un condominio elegante della città. Uno sconosciuto gli aveva scaricato addosso undici colpi, di cui uno mortale.

Poi, era scappato su una Opel Corsa, rubata a Brescia quasi un mese prima. Un delitto premeditato, che al momento non ha ancora trovato un responsabile. E non è esclusa neppure la presenza di un complice dell’assassino che ha preso il volo dopo aver abbandonato la vettura usata per il delitto a Cologno Monzese, in una strada trafficata, quando era già buio. Nella vita dell’impresario edile che si era preso un periodo di pausa dal lavoro per curarsi, all’apparenza, nessuna ombra. La figlia Angela, alcuni giorni fa, lo ha salutato come «il mio bellissimo papà», davanti ai parenti e agli amici riuniti nella chiesa di Pioltello per i funerali.

La pista privilegiata seguita dai carabinieri e dal pm milanese Giuseppe Amodeo, al momento, resta quella di un regolamento di conti per soldi. Ma tutto è ancora allo stato di ipotesi. C’è comunque l’identikit dell’assassino, descritto dai vicini e ripreso forse da una telecamera, grazie alla quale sarebbe stato possibile individuarlo mentre segue la Mercedes della vittima dal negozio di frutta e verdura dove Carbone era stato poco prima dell’omicidio fino al box di fronte al quale il killer entra in azione. Si aspettano ora i risultati dei test sulle due armi ripescate, che dovranno essere confrontate con i bossoli dei proiettili 9x21 che hanno stroncato la vita di Carbone.