Melzo (Milano), 12 giugno 2018 - Spunta un secondo uomo e il giallo di Melzo si complica ulteriormente. Mentre di Sara Luciani non c’è traccia. La fine della ragazza di 21 anni scomparsa nel nulla venerdì scorso nel Milanese è ancora più inspiegabile adesso che due testimoni parlano di un’altra persona a bordo della Golf grigia del convivente Manuel Buzzini, il giovane che poi si è impiccato nel cortile di casa della nonna.

Non è la sola novità sull’ultima uscita della coppia. L’auto è stata fotografata da una telecamera di sorveglianza a Settala, all’1.58, a pochi chilometri dalle chiuse della centrale idroelettrica di Paullo, chiuse che domenica hanno restituito il paraurti posteriore dell’auto. Almeno altri sei passaggi, precedenti e successivi a quell’ora, sarebbero a disposizione degli investigatori, ma senza immagini. Tutti registrati fra l’1.30 e le 2.30. Quasi un disperato ping-pong da un posto all’altro a casaccio, forse la radiografia di una lite che toglie la cognizione del tempo e dello spazio. Oppure il vagare senza meta dopo una tragedia, quando il mondo cade a pezzi prima di decidere di farla finita. Il percorso non è congruente, ma senza dubbio è la mappa di un dramma. Non si riesce a distinguere se Sara fosse ancora sulla Golf o no. Il padre di lei intanto ha aperto un’altra pista. Ha raccontato agli inquirenti che l’8 giugno, giorno in cui i ragazzi si sono sono allontanati per l’ultima volta da via Madonnina dove da un anno abitavano con lui e la moglie, a fianco di Manuel, al posto del passeggero, c’era un uomo. Un altro fantasma in questa storia. Il suo braccio, secondo il racconto, spuntava dal finestrino. La figlia sarebbe stata sul sedile posteriore. Un altro testimone conferma la circostanza. Sono in corso delle verifiche. Ma è certo, però, che nessuno, finora, si è fatto avanti. Elementi che si affiancano alle ricerche della ventunenne, che riprenderanno stamattina.

Da giorni, senza esito, decine di uomini scandagliano centimetro per centimetro l’alzaia e il canale Muzza, che attraversa due province, quelle di Milano e Lodi, famoso per essere un cimitero di auto rubate. Della Golf e della giovane disoccupata ancora nessuna traccia. I carabinieri di Cassano devono riempire il buco di sette ore che separa l’ultimo saluto dei fidanzati alla famiglia e il fotogramma che ritrae il manovale che scavalca il cancello in via Mantova, alle 4 del mattino. Aveva pantaloni fradici fino alla cintola e le scarpe infangate. Si scava nella vita dei conviventi. Un rapporto simbiotico, quello fra Sara e Manuel. Un rapporto stretto, forse troppo. Da tempo avevano deciso di rinunciare al cellulare, circostanza che ha reso difficile ricostruire i movimenti della serata. Lei non usava neanche i social network. Ernesto Sbolli, ex preside della scuola professionale dove la giovane aveva provato a diventare cuoca senza arrivare alla qualifica, la ricorda «timida. Con delle fragilità». I vicini sono certi che lui non avrebbe «mai potuto farle del male», ma l’ipotesi dell’omicidio-suicidio è concreta, come quelle dell’incidente finito in tragedia e del doppio tentativo di togliersi la vita. Il perché? Questo è il vero mistero.