Manuel Buzzini

Melzo (Milano), 13 giugno 2018 - La terza persona esiste. Ha un nome, un volto e qualcosa di utile da dire sul giallo di Melzo. È l’amico di Sara Luciani e Manuel Buzzini, quello che la sera di venerdì è uscito con i due ragazzi. Si è presentato spontaneamente agli inquirenti e ha fornito una tessera preziosa da incastrare nel puzzle della tragica storia dei fidanzati, lui che si è tolto la vita a 31 anni nel cortile di casa della nonna in via Mantova, lei, che di anni ne ha 21, svanita nel nulla, forse inghiottita dall’acqua del canale Muzza, insieme alla Golf grigia del convivente.

«Abbiamo trascorso insieme un paio d’ore, dalle 21, poi mi hanno accompagnato a casa e se ne sono andati», avrebbe riferito. La sua testimonianza getta nuova luce sul rapporto fra i due. «Liti frequenti, specie nell’ultimo periodo», quelle che vedevano protagonisti la figura esile, timida e riservata di Sara, e l’operaio, che aveva avuto in passato problemi di droga, che almeno in apparenza sembravano risolti. A smentire questa ipotesi, invece, arrivano i primi dati dall’autopsia eseguita ieri su Buzzini, che pare continuasse a fare uso di cocaina. I rilievi sul suo corpo confermerebbero che il trentunenne si sia impiccato. Nessun altro segno di violenza, a parte quelli compatibili con la dinamica di un gesto volontario. I pantaloni erano bagnati, le scarpe macchiate di fango, che sarà analizzato con attenzione.

E intanto, per il quarto giorno, sono proseguite le ricerche di lei e della macchina nel reticolo di canali che da Melzo si snodano fino a Paullo, in particolare alla confluenza del torrente Molgora con la Muzza, nella zona intorno alla località Lavagna. A valle, dalla diga da cui si dirama la roggia dell’Addetta, era emerso il paraurti della Golf, con tanto di targa. Ora, la nuova battuta di caccia ha portato alla scoperta nelle acque dell’alveo principale lo zainetto di Manuel, pieno di materiale da pesca, quello che il giovane utilizzava nelle sue abituali gite fra i campi che conosceva come le sue tasche. Forse si trovava a bordo dell’auto che ancora non c’è e sulla quale gli investigatori pensano che il corpo di Sara sia incastrato da quattro giorni. I livelli del canale sono stati abbassati, ma le piogge di queste ore hanno quasi vanificato l’effetto del giro di vite sulle chiuse, complicando ulteriormente la svolta. Di certo, da ieri il buco di sette ore fra l’uscita dei ragazzi e la tragica fine del metalmeccanico si è ridotto. Manca da ricostruire nel dettaglio quello che è avvenuto dalle 23 alle 4 del mattino del 9 giugno. Una telecamera ha fotografato l’auto a Settala all’1.58, in direzione Melzo. Altri sei passaggi sono stati certificati in zona fra l’1.30 e le 2.30, quasi un vagare senza meta, prima che la Golf si inabissasse..