Un presidio dei dipendenti
Un presidio dei dipendenti

Carugate (Milano), 2 agosto 2017 - "Premesse inaccettabili, ipotesi incerte di ricollocazione". Sfuma l’intesa per i 97 lavoratori della Ceme licenziati a giugno, dopo che Fim e Fiom hanno disertato l’appuntamento informale di lunedì in Assolombarda. L’azienda attacca: "Non fanno l’interesse degli operai", ma il sindacato replica: "Fateci il piacere. Abbiamo un mandato preciso, non possiamo mettere la nostra firma sotto a un patto che bolla come esuberi le maestranze di Carugate, solo perché sono in forza a quello stabilimento, che la società ha deciso di chiudere per fare più profitto".

Parole durissime da ambo le parti, riportano in salita la procedura che scadrà il 20 agosto. Domani, però, ci si ritrova all’Ail, l’Agenzia regionale dove si proverà a ricucire lo strappo. Accuse reciproche, "l’azienda è sana, ha bilanci floridissimi, non è in crisi", ribadiscono Fim e Fiom e i dirigenti che replicano che i dipendenti "si stanno rivolgendo a noi personalmente, scavalcando i loro rappresentanti, lontani dal tutelare gli interessi degli iscritti".

Un duello che racconta il clima della vertenza scattata quasi due mesi fa, con l’annuncio dello stop alla produzione nella fabbrica di viale delle Industrie. "Diversamente, perderemmo quote di mercato", ripete la direzione. Un modo per giocare d’anticipo, che i sindacati non mancano di sottolineare. Sul piatto, la possibilità di ricollocazione per 45 persone delle quasi cento lasciate a casa. Trenta dai terzisti, che erediteranno le commesse del gigante delle elettrovalvole, 15, secondo il piano presentato dai manger, assorbiti in autunno dal mega sito di Trivolzio nel Pavese, dove il marchio ha un grosso stabilimento con altri 500 addetti. E poi incentivi, un milione da dividere fra tutti. "Economia di scala fatta sulla pelle di chi gli ha consentito di conquistare il mercato", insistono i metalmeccanici, che respingono al mittente le accuse "di irresponsabilità". Gli incontri extra-procedura, come quello saltato lunedì, erano stati suggeriti dal ministero dello Sviluppo economico, dove le parti si sono incontrate il 27 luglio. "Ma non sono obbligatori, soprattutto se non c’è margine per garantire i diritti dei lavoratori. E in questo momento non ci sono", ancora i sindacati.