mantova, 31 maggio 2018 - Il mese di giugno sarà decisivo per i progetti e per le sorti del Mantova. La rinnovata compagine societaria, che a questo punto vede in Victor Pablo Dana (con il 25% delle quote) un punto di riferimento fondamentale, ha chiesto alcuni giorni di tempo per definire piani e strategie, ma i tifosi biancorossi, assai delusi per l'esito della stagione appena conclusa, sono poco disposti a concedere tempo e, soprattutto, chiedono a gran voce che non si commettano più errori. Il Mantova deve uscire dall'anonimato della serie D. E' questo, in estrema sintesi, il polso della situazione in casa della società di viale Te, che adesso, stando alle promesse dello stesso Dana, "cercherà di fare una bella squadra per primeggiare in serie D" visto anche che le possibilità di un ripescaggio sono poche (un vero e proprio eufemismo dato che si può ragionare su cifre molto vicine allo zero...).

L'ingresso del gruppo "Heritage" è destinato dunque a rafforzare sia dal punto di vista economico che a livello tecnico-organizzativo un sodalizio che non è riuscito ad inseguire fino in fondo la serie C. Una situazione che, secondo i tifosi intervenuti alla presentazione ufficiale dei nuovi soci virgiliani, ha avuto un passaggio decisivo nella rivoluzione fatta all'interno della squadra nel mercato invernale. Questioni che, però, non toccano Dana ed i suoi collaboratori più stretti, da Federico Strafinger a Jacopo Norelli, che dovrebbe diventare il nuovo direttore generale. Per loro l'avventura con il Mantova sta per iniziare ed è doveroso guardare avanti. Il tempo per le spese folli è finito, ma, i programmi sono già delineati e sono già in corso colloqui per il ruolo di direttore sportivo e per l'allenatore. Anche l'organigramma subirà variazioni, puntando a presentare una fisionomia più snella e consona ad un Campionato come la D che è (o dovrebbe essere) pur sempre dilettantistico. Bisogna solo avere ancora un po' di pazienza. Il problema è che le ultime stagioni hanno esaurito questa dote nei tifosi biancorossi che non vogliono sentire nessun'altra parola rispetto alle vittorie del campo.