la posa nella cartiera della bobina più grande d’Europa
la posa nella cartiera della bobina più grande d’Europa

Mantova, 15 agosto 2019 - Un anno fa tutto era pronto per partire. Oggi, invece, la storica cartiera di Mantova è un gigante paralizzato. Strano destino quello del mastodontico edificio opera di Pier Luigi Nervi, tra glorie passate, brusche cadute (la chiusura del 2012 su tutte) e barlumi di ripresa che stentano a concretizzarsi. A bloccare il colosso (nel quale lo scorso agosto era stato completato il montaggio di una macchina continua lunga più di 100 metri, la più grande d’Europa) oggi sono un groviglio di inchieste penali e amministrative, di sequestri e ricorsi al Tar, di prudenze burocratiche e di errori della proprietà. A cavalcare il sogno di una rinascita per la cartiera era arrivata nel 2015 la famiglia Zago, dinastia di industriali della carta che, con la sua Pro-Gest, ha investito 250 milioni di euro promettendo 100 posti di lavoro. E poi un ricco indotto, il tutto nel rispetto dell’ambiente e del fragile territorio che circonda la fabbrica.

Il grande parallelepipedo sospeso a due enormi cavalletti, infatti, si affaccia sui laghi di Mantova, a due passi dal centro storico e all’interno dell’area protetta del Parco del Mincio. Prima le proteste dei comitati per la difesa dell’ambiente, poi la contestazione di abusi edilizi da parte del Comune, infine la scoperta di rifiuti di carta ammassati all’interno della fabbrica al di là di ogni permesso, hanno incatenato, per il momento, il destino della cartiera. L’ultimo capitolo di questa telenovela si è consumato a fine luglio. Con l’ennesimo rinvio. La conferenza dei servizi decisiva per il proseguimento dell’attività dell’ex Burgo (e la possibilità di raddoppiare la capacità produttiva di bobine di carta) è slittata a settembre per assenza della Soprintendenza. «Approfondimenti», ha spiegato la Provincia, competente sulla Valutazione di impatto ambientale. E mentre Pro-Gest tace per opportunità, la cartiera resta fermo fino a inizio autunno. Da una parte l’azienda, che ha incassato dal Tar di Brescia la sospensione dell’abbattimento delle opere. Dall’altra il Comune che con il sindaco Mattia Palazzi (favorevole alla riapertura sostenibile dell’impianto) insiste: «Per noi le costruzioni abusive sono per una parte insanabili». E quindi, chiarisce meglio l’assessore Andrea Murari, «un rinvio non serve, per noi l’esito è negativo».