Gianfranco Zani con la ex compagna
Gianfranco Zani con la ex compagna

Sabbioneta (Mantova), 26 novembre 2018 - "Non sono entrato in casa e non ho appiccato il fuoco". Si è difeso così davanti al Gip di Cremona, in pratica confermando quanto detto agli agenti della Polstrada che lo avevano arrestato subito dopo l'accaduto, Gianfranco Zani, il 53enne accusato di aver incendiato per vendetta contro la moglie la casa familiare di Sabbioneta, nel Mantovano, provocando la morte del figlio 11enne. Lo ha riferito il suo avvocato Fabrizio Vappina al termine dell'interrogatorio di stamani da parte del Gip per la convalida dell'arresto.  "Il mio cliente - ha detto il legale - ha confermato quanto da sempre sostenuto, in un interrogatorio che tra formalità e verbalizzazione, è durato 45 minuti. Bisogna tenere conto - ha puntualizzato - che l'interrogatorio è avvenuto nel reparto di psichiatria dell'ospedale di Cremona dove il mio cliente si trova da qualche giorno. Il contenuto dell' interrogatorio, quindi, era scontato". Il Gip si è riservato di comunicare la convalida o meno dell'arresto al più presto: "Contiamo di avere il provvedimento nel pomeriggio o al più tardi domani" ha detto il legale.

Intanto, i carabinieri di Mantova e la Procura stanno indagando su un particolare agghiacciante, che se confermato scaccerebbe ogni dubbio sulla volontà di uccidere dell’uomo: potrebbe essere stata chiusa dall’esterno la porta della stanza dove il ragazzino è stato trovato esanime (è spirato all’arrivo nell’ospedale Oglio Po). A impedirgli l’unica via di fuga potrebbe essere stato il padre. Il procuratore capo Emanuela Fasolato, il pubblico ministero Andrea Ranalli e gli stessi carabinieri vogliono essere assolutamente certi di un elemento così importante. Per chiarire questo ed altri frammenti decisivi dell’indagine nella casetta di via Tasso 2 a Sabbioneta, teatro della tragedia familiare, sempre oggi arriveranno i Ris e torneranno i vigili del fuoco, che quella sera avevano portato i primi soccorsi.

Ma può davvero essere andata così? Nei giorni scorsi, gli inquirenti hanno raccolto racconti, definiti "molto importanti" che confermerebbero l’astio del padre per i due figli maggiori, che gli si erano rivoltati contro - secondo lui - a difesa della madre, e in particolare contro Marco. Il ragazzino, dicono fonti vicine alla famiglia, "gli rispondeva troppo". Di qui ad arrivare alle conclusioni peggiori il passo è breve ma ancora prematuro: serviranno prove concrete per ricostruire con certezza il comportamento di Zani.

L’epilogo tragico di giovedì sera è comunque arrivato al termine di una vicenda tormentata, che era affiorata per la prima volta l’estate scorsa. A Bellaria, dove la famiglia era in vacanza, Zani aveva manifestato le prime reazioni violente nei confronti della moglie e dei figli. Già dal 16 ottobre la donna si era rivolta ai carabinieri, e in particolare al maresciallo di Sabbioneta che aveva preso a cuore la sua situazione. Più volte i militari erano intervenuti per arginare una situazione sempre più tesa: in un caso, il 6 novembre, avevano sequestrato nell’abitazione un machete e una balestra già armata. Il 9 novembre è una data chiave perché Zani si scatena contro tutti i familiari, mandando madre e figli all’ospedale. Il rapporto dei carabinieri induce la Procura a chiedere e ottenere l’allontanamento dalla famiglia dell’artigiano, che in passato ha collezionato precedenti per rapina, violenze e uso di droga. Il provvedimento scatta il 15 novembre, mentre mamma e figli dal 10 al 16 dello mese sono ospitati in una casa famiglia. Il 16 Silvia e i ragazzi tornano a casa. Il 20 Zani, autorizzato dal giudice, torna nell’abitazione per prendere alcuni attrezzi ma torna a scagliarsi contro l’ex compagna, fermato solo dall’intervento dei carabinieri che lo accompagnano. Il 22 però non c’è nulla da fare: scoppia l’incendio e il disperato tentativo della madre e di quattro carabinieri accorsi sul posto ad aiutarla non servono a salvare la vita di Marco.