Mantova, 25 agosto 2018 - Un'altra vittima. L’undicesima di questa estate segnata dalla Febbre del Nilo. Il virus è stato fatale per una donna di 77 anni di Castelletto Borgo, frazione di Mantova. La pensionata (un’ex operaia) era ricoverata nell’ospedale cittadino dal 14 agosto. Sintomi analoghi ai dieci casi precedenti, a cominciare dalla febbre alta. Anche la donna soffriva di altre patologie, come quasi sempre è accaduto quando il virus del West Nile è risultato fatale. Il bollettino dell’Istituto superiore di sanità (Iss) ha stilato un bilancio: sono 255 le persone contagiate (dato aggiornato al 22 agosto). Il caldo umido alternato a continue fasi temporalesche ha favorito la proliferazione delle zanzare che hanno diffuso il virus in tutta Europa. In Italia, il confronto con l’anno scorso certifica l’annata straordinaria. Nei mesi caldi del 2017, si registrarono 55 contagi e un morto. Dei casi identificati quest’anno, spiega il bollettino diffuso dall’Iss, «103 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva di cui 10 deceduti (3 in Veneto, 7 in Emilia-Romagna), 112 casi come febbre confermata e 40 casi identificati in donatore di sangue». Finora il virus è stato trovato in campioni di animali o persone di 36 province del nord Italia e della Sardegna. L’ultima in ordine di tempo è Genova, la più colpita si conferma la Pianura Padana.

In Veneto, una delle regioni con il maggior numero di casi, l’assessore alla Sanità Luca Coletto ha annunciato «un piano straordinario di disinfestazione a tappeto che potrebbe prendere il via già nei primi giorni di settembre» per contrastare gli insetti vettori. Il costo dell’operazione si aggirerà tra i 400 e i 500mila euro. I sei casi in provincia di Pordenone hanno convinto l’Azienda sanitaria locale a suggerire ai Comuni un’ordinanza con alcuni comportamenti da adottare per prevenire la diffusione. In particolare, sono state individuate alcune attività imprenditoriali particolarmente a rischio: gommisti, centri di raccolta e trattamento rifiuti, cantieri edili e aziende agricole. In Lombardia, dall’inizio del 2018 – fa sapere la Regione – sono pervenute 22 segnalazioni (18 ad agosto): 20 hanno riguardato cittadini residenti nel territorio di Ats Valpadana (7), Ats Brescia (5), Ats Pavia (2) e Ats Città Metropolitana (4), mentre due sono positività emerse e dal controllo su donatori di sangue. «La Regione Lombardia ha messo in campo tutte le procedure previste per la sorveglianza e la prevenzione della diffusione», ha precisato l’assessore al Welfare, Giulio Gallera. Anche nel Milanese, a Rho e Pregnana Milanese, sono stati confermati due casi. Numeri record hanno interessato l’Emilia Romagna, la seconda regione più bersagliata dopo il Veneto. In particolare, le province di Ferrara e di Ravenna hanno dovuto fare i conti con l’emergenza contagio, con gli ultimi due anziani morti due giorni fa. Il Comune di Ferrara ha chiesto misure di prevenzione e di controllo ai responsabili delle strutture sanitarie e socio-assistenziali e ai gestori dei luoghi di aggregazione sociale del territorio.