I carabinieri sul luogo dell'omicidio
I carabinieri sul luogo dell'omicidio

Mantova, 25 maggio 2018 -  Si aprirà il 18 ottobre in Corte d'assise il processo per l'omicidio del ponte. Alla sbarra ci sarà solo un imputato: Brunetto Muratori, 72 anni, ex gioielliere in pensione, accusato di aver ucciso a colpi di pistola un altro ex commerciante, Sandro Tallarico, 62 anni, sodale del presunto omicida in un antico passato tra le file dei neofascisti di Ordine Nuovo. E' stata la Procura della Repubblica di Mantova a chiedere il rito immediato, e dopo poche ore è arrivata la risposta positiva del giudice Matteo Grimaldi. Ma per capire che processo sarà quello fissato in autunno a Brescia occorrerà attendere ancora qualche giorno. Il perché è presto detto. La mossa dei pm indica che l'accusa confida in pieno nelle prove raccolte dai carabinieri sul ponte di San Giorgio e durante le indagini che hanno passato al setaccio vita e abitudini di Muratori. Per la difesa il discorso è diverso: il legale dell'ex gioielliere, l'avvocato Sergio Genovesi, che lo rappresenta assieme al collega Gaetano Alaya, ha due settimane per presentare istanza di rito alternativo e scegliere quindi la sua strategia processuale.

Muratori, dalla sua cella del carcere di Mantova, ha sempre negato in radice l'imputazione: lui non vedeva l'ex amico, poi diventato suo nemico personale, da molti anni, aveva detto ai legali. Ora, in presenza di un quadro indiziario che la stessa difesa definisce "importante", quella scelta potrà essere confermata o modificata. Ma tutto avverrà però dopo lunedì, quando è fissato il faccia a faccia tra il detenuto e il suo collegio difensivo. Nel frattempo pende in Cassazione il ricorso dei legali di Muratori per ottenere la scarcerazione o gli arresti domiciliari, in considerazione dell'età e delle condizioni di salute dell'ex orafo, sofferente di cuore.

La Suprema Corte ha fissato l'udienza l'11 luglio. Dopo l'arresto e un attacco cardiaco in cella Muratori era stato ricoverato in ospedale e dichiarato fuori pericolo in pochi giorni. Il tribunale del riesame, nel motivare il diniego dei domiciliari, aveva snocciolato il castello di elementi raccolti dall'Arma nei confronti dell'ex "boia chi molla'' mantovano: in particolare, la polvere da sparo trovata su marsupio, occhiali, giaccone e guinzaglio del cane appartenenti a Muratori. Ufficiosamente e indirettamente era circolata la spiegazione data dall'imputato: l'essere un assiduo frequentatore di poligoni di tiro al bersaglio. Ma anche questa risposta sarebbe stata considerata non credibile dagli investigatori.