Una scena del film "Tra la terra e il cielo" che narra una vicenda simile
Una scena del film "Tra la terra e il cielo" che narra una vicenda simile

Mantova, 2 dicembre 2018 - Una Giulietta in sari e il suo Romeo: indiani, giovani, innamorati ma divisi da una insormontabile differenza di casta. Un abisso che spinge la famiglia di lei a minacciarli entrambi di morte e a segregarla a casa di parenti, in una cella lontana dall’amato. Non siamo a Bollywood ma in Pianura padana. L’epilogo della storia, infatti, si svolge nell’Alto Mantovano, al confine tra la provincia virgiliana e quella veronese: qui, in un paese che per la delicatezza delle indagini in corso non viene rivelato, gli uomini della Squadra mobile mantovana hanno liberato una ragazza di vent’anni, nata in Italia da genitori indiani.

La tenevano prigioniera alcuni parenti della famiglia d’origine, che vive invece nel sud Mantovano, in una zona che confina con Modena e Reggio Emilia. Ma tanta distanza era una precauzione in più usata dai genitori della ragazza per allontanarla da quello che ritenevano un disonore. E cioè l’aver coltivato una relazione con un indiano suo coetaneo, che aveva l’unico torto di appartenere a una casta inferiore. Agli occhi della famiglia della ragazza la questine era della massima serietà. A nulla era valso il fatto che sia lei che lui, nati in Italia, erano cresciuti lontani dalla cultura fiorita sulle rive del Gange e tanto meno dai pregiudizi di casta che la caratterizzano ancor oggi. I due ragazzi erano arrivati a pensare di sposarsi, ma dalla famiglia della fanciulla era arrivato il veto: «Questo matrimonio non s’ha da fare». E poi le intimidazioni a tutti e due, e le minacce di morte. 

Quando nemmeno queste avevano funzionato la famiglia è passata alle vie di fatto: la promessa sposa è stata richiusa in casa di parenti lontano dal luogo di residenza della sua famiglia. Solo l’allarme di qualcuno a lei vicina ha messo in moto la Polizia che è intervenuta a liberarla. Ora è in un luogo sicuro, mentre il fidanzato è sotto protezione. Gli autori del rapimento, genitori e parenti coinvolti, sono stati denunciati per sequestro di persona, minacce e maltrattamenti in famiglia.

La vicenda non ha mancato di suscitare una polemica politica: «Ancora una donna vittima di violenze che pensavamo superate da secoli, in Lombardia. Ancora una vittima di culture e usi che sono del tutto inconcepibili in uno stato come l’Italia - ha affermato l’assessore alla Sicurezza lombardo, Riccardo De Corato - Ci sembra di rivivere, leggendo queste righe, le decine di altre storie di violenza patite da donne di fede islamica ma non solo, che tra Milano e la Lombardia sono trattate alla stregua di oggetti o poco più. Donne che subiscono ogni genere di angheria. E non sentiamo praticamente mai nessuna femminista, in occasioni come queste, che abbia l’idea di organizzare un pittoresco e colorato sit in. Da loro, solo silenzi tristemente assordanti».