Peter Aussmann

Mantova, 27 maggio 2017 - «Mi hanno telefonato dal Louvre: stiamo allestendo con loro il grande progetto della mostra su Giulio Romano e i francesi ovviamente volevano sapere...». Peter Assmann, 54 anni, tirolese di Zams, in Austria, e fino a mercoledì direttore di Palazzo Ducale, è stato defenestrato dalla sentenza del Tar Lazio che cancella la sua nomina. Ora deve districarsi in una per lui inedita commedia all’italiana. "Questo non è un gioco, però" dice preoccupato. E racconta di aver ricevuto tante attestazioni di solidarietà. Molte arrivano da Mantova, perché vedere decapitata la reggia dei Gonzaga, principale polo d’attrazione della città, non piace ai cittadini e nemmeno alle istituzioni. A cominciare dal sindaco Mattia Palazzi che, da subito, ha ribadito di apprezzare il governatore austriaco della reggia.

Professor Assmann, visto che non possiamo più chiamarla direttore, davvero ha saputo solo giovedì della sentenza del Tar?

«In mattinata mi ha avvertito un consigliere d’amministrazione di Palazzo Ducale, stavo andando a Macerata per un convegno. Ho guardato su Internet, poi ho chiamato il ministero dei Beni culturali e mi hanno spiegato la cosa».

Che reazione ha avuto?

«È una cosa strana per me. Sono con mia moglie e sto cercando di spiegargliela. Ma ammetto, prima di questa faccenda non pensavo di dover sapere cosa fosse il Tar: ora mi sono informato. Il problema non è mio, ma riguarda il lavoro che stavamo facendo. Per ora l’ho passato al direttore ad interim, Stefano L’Occaso, che dirige il polo museale lombardo».

D’altra parte lei ha i numeri dalla sua. Ce li riassume?

«Nel 2015, quando sono arrivato, abbiamo registrato afflussi maggiori degli ultimi 12 anni. Nel 2016 con Mantova Capitale della Cultura c’è stato il record di 365mila visitatori con un 51% d’incremento. E anche quest’anno, nei primi 4 mesi, abbiamo fatto un ulteriore piccolo passo avanti».

Ha sentito Franceschini?

«Il ministro mi ha chiamato. Ha voluto darmi tutto il suo sostegno e mi ha detto che si rivolgerà al Consiglio di Stato per chiedere l’annullamento della decisione dei giudici di primo grado».

Le ha dato dei tempi?

«No, ma ho l’impressione che si vada velocemente. Potrebbe essere una questione di giorni. E se così fosse il danno non sarebbe tanto grave. La notizia ha fatto rumore: mi hanno telefonato da Parigi e colleghi del Louvre. E devo vedere i rappresentanti della Fondazione Cariplo per i 350mila euro per il progetto di residenzialità degli artisti a Palazzo Ducale (un’idea di Assmann per ospitare stabilmente nella dimora gonzaghesca i rappresentanti più creativi dell’arte contemporanea, ndr)».

Quindi, non ha ancora fatto le valigie?

«Assolutamente no, vediamo che succede. Io l’ho detto, ma è una battuta. Se il problema è che sono straniero lo risolviamo: datemi la cittadinanza italiana».