Milano, 20 novembre 2020 - Niente allentamenti delle misure per il momento: rimandato un avvio verso l'arancio per la Lombardia, che resta 'rossa'.. Il Ministro della Salute, Roberto Speranza, ha firmato un'ordinanza, in vigore da oggi, con cui si rinnovano le misure relative a 6 Regioni, tra cui proprio la Lombardia.  La nuova ordinanza è valida fino al 3 dicembre 2020, ferma restando la possibilità di nuova classificazione prevista dal decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 3 novembre 2020. 

Speranza e Boccia: "Non è scampato pericolo"

Ieri i ministri Speranza e Boccia avevano visto le Regioni e Speranza era stato chiaro: "Nessuno sottovaluti la serietà della situazione. La pressione sulle strutture sanitarie è molto alta. Non si può assolutamente scambiare qualche primissimo e ancora insufficiente segnale incoraggiante in uno scampato pericolo". "Non escludo che possano esserci altre Regioni rosse nei prossimi giorni" aveva detto da parte sua Boccia.  Nel vertice di ieri il governo aveva dunque garbatamente respinto per il momento il pressing delle Regioni che da giorni chiedono di "semplificare" i criteri che attribuiscono alle Regioni la collocazione nella zona gialla, arancione o rossa. "Le misure dell’ultimo Dpcm e i 21 parametri del monitoraggio non cambiano fino al 3 dicembre – aveva preannunciato il ministro Boccia – e da domani fino a fine mese ci sarà un tavolo tecnico per valutare le ulteriori proposte". Il Pirellone preme comunque per un allentamento delle misure restrittive, anche su spinta delle categorie produttive che devono fare i conti con le difficoltà economiche causate dal lockdown. Dall'altra parte ci sono invece i medici e il mondo scientifico in generale che invitano alla prudenza.  "La situazione resterà così fino al 3 dicembre - ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana -. faremo comunque valutazioni nei prossimi giorni sulla base dell'evoluzione della situazione epidemiologica".  

Fontana: "No differenziazione territoriale in Lombardia"

Il governatore ha però precisato che la regione non chiederà una differenziazione territoriale al suo interno tra 'zone'.  Sempre ieri si è tenuto infatti un vertice tra la Regione e gli enti locali per elaborare una strategia condivisa: "Ho avuto due incontri - ha detto Fontana -  con i sindaci capoluogo e con le province e tutti quanti hanno deciso di continuare la battaglia in maniera unitaria e non fare richieste di differenziazione territoriale. Anche sulla base degli esami dei dati che confermano come in questo momento l'epidemia in regione sta assumendo un comportamento unitario, cioé i dati delle singole province sono sovrapponibili".  "E' importante la volontà di continuare in modo unitario questa battaglia, come unitaria fu la scelta di assumere l'ordinanza del 22 ottobre", ha aggiunto il presidente. Infine, il governatore ha sottolineato come "il miglioramento graduale ma costante ha trovato oggi conferma nel fatto che dopo giorni e giorni si è assistito alla riduzione del numero di persone ricoverate in ospedale. Questo è molto importante, dimostra come le misure che avevamo assunto il 22 ottobre abbiano creato dei risultati positivi. Alla fine di questa settimane assisteremo anche all'esito che ulteriore restringimento disposto dal governo potrà determinare". 

Covid, la speranza nel calo dei ricoveri

Le speranze della Lombardia di passare da zona rossa ad arancione sono appese al filo dei dati. Fondamentali, ancora una volta, i numeri dell'emergenza coronavirus. Ieri dei  36.176 casi giornalieri in Italia 7.453 (di cui 516 ‘debolmente positivi’ e 101 a seguito di test sierologico) erano relativi alla Lombardia, su 37.595 tamponi processati. Nuovamente in calo - seppur in maniera lieve - il rapporto casi-tamponi: sceso dello 0,2% dal 20% di ieri al 19,8% di oggi. In tutto il Paese 653 le vittime, 165 nella sola Lombardia, che ha superato la soglia dei 20mila decessi da inizio pandemia (20.015). Per quanto concerne la pressione sugli ospedali i guariti/dimessi di sono stati 3.791 (totale complessivo di 172.847di cui 7.351 dimessi e 165.496 guariti). Incremento di 12 nelle terapie intensive (915 in totale) mentre per la prima volta dall'inizio della seconda ondata sono risultati in calo gli altri ricoveri (-32 in un giorno, scesi a quota 8.291).