Francesco Passerini alla guida di Palazzo San Cristoforo con alcuni colleghi sindaci lodigiani

Lodi, 8 febbraio 2018 - Sulla scrivania del nuovo presidente della Provincia, il sindaco di Codogno Francesco Passerini, 33 anni, ci sono già due dossier. A poche ore dalla nomina, dopo le elezioni di secondo livello di martedì, l’unico candidato ritenuto idoneo dal Consiglio di Stato, che guiderà l’ente per i prossimi quattro anni, ha voluto incontrare il segretario generale. Il primo tema da affrontare per Passerini è quello legato all’università. Per la Facoltà di Veterinaria, che debutterà a Lodi ad ottobre, Palazzo San Cristoforo dovrà versare quasi 2 milioni di euro per completare il contributo da 5,1 milioni di euro (come da accordi sottoscritti nel 2014) che spettano all’ente per la realizzazione del campus. Una somma che il nuovo presidente della Provincia sta cercando di garantire.

L’altra grana è il Parco Tecnologico Padano. Per l’ente di Cascina Codazza, che sta affondando sotto una montagna di debiti, c’è già una domanda di concordato preventivo in continuità. L’ultima parola, però, spetterà al Tribunale di Lodi. Altra questione cruciale per il successore di Mauro Soldati e Giuseppe Russo, i due esponenti del Pd che hanno guidato dal 2014 fino a martedì l’ente di via Fanfulla, è di carattere politico. Con la sua nomina si sono azzerate le deleghe ai consiglieri provinciali. È rimasto invariato, invece, il Consiglio: l’organo, che dovrà essere rinnovato a ottobre, è composto da cinque componenti del centrosinistra, cinque del centrodestra e un civico. L’ago della bilancia sarà dunque il sindaco di Zelo, Angelo Madonini, che Passerini sembra però aver già convinto. Intanto, i rappresentanti del Pd tornano all’attacco dopo le dure polemiche delle ultime due settimane che hanno portato all’esclusione del candidato del centrosinistra Giuseppe Russo, arrivata a poche ore dal voto, dal Consiglio di Stato. «Quella di Passerini è una vittoria monca», ha dichiarato il segretario provinciale del Pd, Fabrizio Santantonio. Nel mirino dei dem anche la percentuale dei voti ricevuti dal candidato leghista, eletto con il 39% dei voti ponderati e un’affluenza di sindaci e consiglieri del 32%.

«Mai come questa volta è il caso di dire che il vincitore non può essere definito il presidente di tutti: lo affermano i numeri stentati della partecipazione al voto, che ne fanno un presidente di minoranza, e ancor più la decisione di Passerini di eliminare il suo avversario in un’aula giudiziaria, invece di confrontarsi con lui davanti al giudizio degli elettori, sulla base di un confronto di idee, valori e proposte per il territorio. Riconosciamo la legittimità dell’elezione di Passerini e rispettiamo il ruolo istituzionale che riveste, ma gli chiediamo di dimostrare fin da subito e con atti concreti l’impegno ad amministrare la Provincia cercando la collaborazione di tutti e costruendo soluzioni concertate».