Whatsapp (foto d'archivio)
Whatsapp (foto d'archivio)

Lodi, 17 giugno 2019 - La trappola aveva la forma di un contatto WhatsApp. Un personaggio di fantasia, una finta bambina che in realtà era la maschera di un orco. Attraverso Giulia, il nome inventato, un 50enne disoccupato e incensurato, con problemi psichici, residente nel Lodigiano insieme agli anziani genitori, avrebbe violentato tre bambine tra gli 11 e i 13 anni, quasi quotidianamente, per tre anni, dal 2015 al 2018. Un vicino di casa affabile e insospettabile. Dopo aver ottenuto la fiducia delle ragazzine, Giulia si era trasformata in un mostro che ordinava alle vittime di concedersi all’uomo e di mantenere il segreto, altrimenti - la minaccia - avrebbe ucciso i loro genitori, i familiari, gli amici.

L’uomo è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Lodi con le accuse di violenza sessuale su minori, sostituzione di persona, corruzione di minorenni, detenzione e produzione di materiale pedopornografico. Secondo le indagini (si sta cercando di capire se ci siano altre vittime), coordinate dal procuratore aggiunto di Milano Letizia Mannella insieme al pm Alessia Menegazzo, attirava le vittime a casa, abusava di loro e le filmava con telecamere nascoste. In più le costringeva ad avere rapporti intimi tra loro e le spronava a riprendersi col cellulare quando erano sole, per poi farsi inviare le immagini.

La scusa era che a dare quegli ordini fosse Giulia. L’incubo è finito lo scorso gennaio, dopo che l’uomo per errore ha pubblicato una foto ambigua su Instagram e una delle tre ha avuto il coraggio di confidarsi con un’insegnante. Poi i genitori hanno atto denuncia ai carabinieri dando il via alle indagini, durate pochi mesi e culminate con l’ordinanza di custodia cautelare in carcere.