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24 feb 2022

Venti di guerra con la Russia Economia locale col fiato sospeso

Il direttore di Lodi Export: il giro d’affari con quell’area vale 30milioni di euro annui. Avevamo investito molto

tiziano troianello
Cronaca
Fabio Milella, direttore di Lodi Export
Fabio Milella, direttore di Lodi Export
Fabio Milella, direttore di Lodi Export

di Tiziano Troianello Le sanzioni imposte alla Russia, dopo che lunedì il presidente Vladimir Putin aveva annesso al suo Stato le repubbliche secessioniste di Donetsk e Lungansk, rischiano di avere pesanti riflessi anche sull’economia lodigiana. Stati Uniti e Unione Europea hanno deciso di rispondere, vietando ad esempio l’esportazione, la vendita, la fornitura di beni, servizi e tecnologie. Oltre a varare tutta un’altra serie di contromosse. "Senza entrare nel merito delle questioni politiche questa nuova tensione dopo i due anni di pandemia non ci voleva proprio – dichiara Fabio Milella, direttore del Consorzio Lodi Export –. Va ricordato che le ripercussioni sui rapporti economici con quell’area del pianeta per il nostro circuito di imprese erano già iniziate dal 2014 quando ci fu l’annessione della Crimea alla Russia. Già allora per molti beni come ad esempio formaggi, carni e ortofrutta furono boicottati. Con ripercussioni sulla filiera. Questo è un ulteriore colpo". "Inutile nascondere che siamo molto preoccupati – aggiunge Milella –. Il nostro Consorzio aveva investito molto su Russia e Ucraina. In quest’ultima nazione, dal 2011 al 2019 - prima dell’era Covid – abbiamo promosso tre missioni per fare conoscere i prodotti del territorio. E in Russia, dal 2011 al 2016 (prima che per le sanzioni diventasse tutto più difficile), siamo andati una volta ogni anno. Eravamo andati anche in Bielorussia, in attuazione del progetto “RUBL“, acronimo dei nomi dei territori coinvolti (Russia, Ucraina, Bielorussia e Lodigiano). In quel mercato abbiamo portato di tutto: pompe industriali, componenti per pneumatica, antivibranti per macchinari industriali, trasformatori elettrici, ma anche forni e affettatrici solo per fare qualche esempio. Rompere i rapporti con quell’area significherebbe rinunciare per il Lodigiano a un giro di affari (tra import ed export) di 30 milioni annui (una cinquantina le aziende coinvolte). Ecco perchè ci auguriamo che la tensione si smorzi". ...

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