LODI, 9 maggio 2018 - Non chiediamo benevolenza o favori, noi chiediamo di essere messi nelle condizioni per svolgere i nostri compiti istituzionali perché non è ammissibile che la gente che abita in queste nostre terre non possa godere degli stessi servizi di altre zone». L’appello del presidente del tribunale di Lodi dal 2012, Ambrogio Ceron, non è mai stato così accorato. Da troppo tempo, infatti, gli uffici giudiziari di viale Milano sono costretti a convivere con le carenze di personale e con uno stabile fatiscente. Al momento sono sette i giudici del penale in servizio, altri sei sono al civile, per un totale di 13 a fronte di una pianta organica che ne imporrebbe almeno 17.

Eppure Lodi eccelle: dal 2013 a oggi si è ridotto il numero di procedimenti arretrati (ora sono solo 68 rispetto ai 120 di cinque anni fa). Della questione si è discusso durante il Consiglio giudiziario che ieri si è tenuto nell’aula del tribunale di Lodi per la seconda volta (la prima nel 2012). L’assemblea è stata presieduta da Marina Tavassi, prima donna presidente della Corte d’Appello di Milano, in carica dal 2016, insieme al procuratore generale Roberto Alfonso. In aula i dipendenti del palazzo di giustizia e il presidente dell’Ordine degli avvocati di Lodi, Giorgio Bottani. «Sono informata delle criticità del tribunale di Lodi», ha assicurato la Tavassi. Il primo problema è quello legato al numero di giudici. Al momento sono solo in sette i togati del penale per coprire un territorio vasto che racchiude tutto il Lodigiano e il Sud Milano. Un giudice ogni 20mila abitanti, cinque ogni 100mila (contro la media nazionale di 13,7). «In pochi potranno capire le vicissitudini del nostro palazzo di giustizia – dice il presidente Ceron –. Solo tre dei magistrati in servizio sono ancora qui dal 2013».

Tra i punti critici evidenziati da Ceron anche i problemi al Giudice di pace, che è carente di due dipendenti licenziati per truffa ai danni dello Stato (il personale viene sostituito a turno dai dipendenti del tribunale), l’arresto del sindaco Simone Uggetti nel 2016 che aveva portato una scia di polemiche anche con parte dell’avvocatura locale e l’aggressione al pm Alessia Menegazzo a maggio 2015 da parte di una folle armata di coltello. «La volontà dei nostri uffici è di continuare a rendere alla cittadinanza e all’utenza professionale il servizio a cui siamo stati chiamati – dice Ceron -. La parola “servizio” viene prima delle nostre, magari anche legittime o comprensibili, aspirazioni, aspettative o doglianze come pure della difesa corporativa del proprio ambito professionale». Anche il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, ha evidenziato l’enorme attività dei suoi uffici. Nel 2017 a fronte di 33 provvedimenti ricevuti ogni giorno mediamente negli uffici giudiziari, 47 sono stati quelli eliminati. E poi, c’è la questione del bacino d’utenza: la Procura di Lodi gestisce 341mila abitanti, una superficie di 97mila metri quadrati, e con solo cinque sostituti procuratori (un’altra arriverà a Lodi domani) gli uffici gestititi dal procuratore Chiaro è seconda dietro solo a Lecco come rapporto abitanti/magistrati. «Sul futuro sono ottimista - dice il procuratore –. L’attività però è costante. Per esempio a noi serve un autista per portare i documenti in Corte d’Appello. L’unico che abbiamo in pianta organica non è idoneo alla guida».