Cosmopol, per i pm gli stipendi sono da sfruttamento. Quanto prendevano le guardie

Il magistrato che ha disposto il commissariamento della società di sicurezza privata usa parole molto dure: “Retribuzioni che non possono garantire un’esistenza libera e dignitosa”

Vigilantes di Cosmopol (Internet)

Vigilantes di Cosmopol (Internet)

Lodi, 30 agosto 2023 – La Cosmopol, grossa società con sede ad Avellino, è sotto la lente degli investigatori della procura di Milano. Al centro dell’inchiesta ci sono le retribuzioni che sarebbero state garantite ai dipendenti, reputate del tutto insufficienti a condurre "un'esistenza libera e dignitosa”, come si legge nel decreto firmato dal pm Paolo Storari, che ha portato al commissariamento della società.

L’importo delle retribuzioni

Nel provvedimento si parla di “situazione tossiche" e di un "vero e proprio sfruttamento lavorativo, perpetrato da anni ai danni di numerosissimi lavoratori", con stipendi mensili lordi da poco più di 900 euro, ovvero un netto di circa 650 euro, che non possono garantire una "esistenza libera e dignitosa".

Tra i clienti che nel triennio 2019-2021 si sono serviti dell’assistenza di Cosmopol spa, tutti non indagati, figurano anche Poste Italiane, Enel, Acea, Leonardo, Fiera Milano e altri.

Il numero di dipendenti, tra il 2016 e il 2022, è passato da 1.253 a 3.855.

Le testimonianze dei lavoratori

"Per raggiungere la cifra di 1.200 euro al mese, effettuavo anche turni extraserali (...) mi sono ritrovata sempre costretta a lavorare per 200-220 ore al mese per cercare di raggiungere una somma dignitosa", ha messo a verbale una lavoratrice.

E un altro dipendente, solo per citare uno dei molti verbali, ha raccontato che se voleva raggiungere almeno i 1.100 euro al mese per sopravvivere doveva "fare più di 50 ore di straordinario". Alcuni hanno parlato anche di "forte stress emotivo" e "malessere fisico" per le minacce subite a cui non potevano opporsi.

E ancora: "Una collega, mamma di due bambini, è stata costretta a licenziarsi per le pressioni ricevute, al limite del mobbing". Un sindacalista, poi, ha riferito di "clausole elastiche" che lasciavano "pieni poteri decisionali all'azienda in merito a turni e postazioni". E di verbali di "conciliazione" fatti firmare ai lavoratori nel passaggio dai contratti a termine a quelli indeterminati.