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18 gen 2022

Codogno: sfide alle auto in transito, "li ho visti"

Il testimone: "Li ho redarguiti e mi hanno insultato". L’educatore: cercano il consenso degli amici

mario borra
Cronaca
Domenica pomeriggio minorenni sdraiati sulla circovallazione. I vigili sono accorsi
Domenica pomeriggio minorenni sdraiati sulla circovallazione. I vigili sono accorsi

Codogno (Lodi) - Il testimone oculare che li ha visti ed ha poi chiamato i carabinieri ha notato il gruppetto di minorenni dapprima prendere a calci alcuni segnali stradali e poi, due di loro, stendersi sulla mezzeria della carreggiata con una vettura che ha inchiodato per non investirli. Lo scenario, da brividi, è il tratto di viale Manzoni, nei pressi del semaforo del cimitero e l’episodio è avvenuto domenica attorno alle 16.30. Ieri Il Giorno ha riportato il resoconto delle chiamate alle forze dell’ordine e il successivo sopralluogo, risultato essere negativo in quanto, all’arrivo delle pattuglie, non è stato trovato più nessuno. Ma il testimone ha confermato tutto, ribadendo anche di essere stato oggetto di insulti («devi bruciare», gli avrebbero detto) da parte del gruppetto solo per averli redarguiti.

Un’altra segnalazione, arrivata al 112 poco dopo, aveva fatto scattare l’allarme per una presunta aggressione ad un anziano che sarebbe stato spintonato nella zona di piazza Cairoli, ma anche in questa occasione non è stato più trovato nessuno sul posto. Il fenomeno dei ragazzi “terribili“ sta dilagando in città e, nelle ultime settimane, si sono moltiplicati i casi, tra vandalismi, litigi e scorribande. «Sono comportamenti non spinti dalla rabbia ma dal piacere, dall’approvazione e da un riconoscimento sociale, magari attraverso un post sui social – spiega Stefano Contardi, educatore professionale, esperto del mondo dei ragazzi –. Quando chiedo ai giovani cosa provano con questi comportamenti, non credo di notare un senso di rabbia repressa contro la società, ma sensazioni forti che derivano e si amplificano dallo stare insieme, dal gruppo».

«Quando poi scricchiola alla base la comunità educativa – aggiunge – e i principi morali vengono meno, ecco che i freni inibitori spesso si allentano. In questa fase, la profonda incertezza sul presente e sul futuro certo non aiuta alla salute psicologica dei ragazzi, anche se poi è altrettanto vero che loro hanno sempre tante risorse per emergere in maniera positiva. Quando commettono errori o sono protagonisti di episodi negativi, occorre capire se poi ne traggono un insegnamento per il futuro: questa è la sfida educativa»

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