L’ingresso della mensa del povero della Caritas
L’ingresso della mensa del povero della Caritas

Lodi, 19 novembre 2019 - "Chi fa l’avvocato di solito è visto come qualcuno che rientra nella categoria dei “primi arrivati“ ; invece, con l’iniziativa “avvocati di strada“ vogliamo stare tra coloro che sono considerati gli “ultimi“, vogliamo per così dire sporcarci le mani". Giada Maria Invernizzi, 38 anni, avvocata del foro di Lodi, è la referente dei 15 avvocati che hanno aderito all’iniziativa, promossa dalla Caritas, di apertura di uno sportello di consulenza legale gratuita per le persone più bisognose. Il servizio, con cadenza quindicinale, prenderà il via venerdì 6 dicembre, dalle ore 15 alle 18, presso gli spazi della Caritas Lodigiana in via San Giacomo.

«Ci saranno 3 avvocati alla volta - spiega Invernizzi -, sia per garantire tre diversi indirizzi di specializzazione, penale, civile e immigrazione, sia per essere sicuri che, in caso di malattia o di ritardo per un’udienza, ci sia sempre qualcuno. Essendo in tanti, comunque, dovremo coprire un turno ogni due mesi. È bene specificare, però, che la consulenza è riservata solo agli “invisibili“, cioè ai senza fissa dimora. Coloro che dormono in strada, in auto, nei dormitori pubblici e, proprio perché senza residenza, sono come persone cancellate, non hanno un medico di base, non riescono ad accedere ai servizi. Gli indigenti ma con una residenza, con altri problemi legali, come uno sfratto, questioni familiari o di lavoro, vengono indirizzati al gratuito patrocinio. Comunque, come ha spiegato sabato a Lodi, per il convegno sui 40 anni della Caritas di Lodi, Antonio Mumolo, (fondatore, nel ‘07 a Bologna, della onlus “Avvocato di strada“ che ora vanta 54 sportelli in Italia, ndr), la maggior parte dei casi si risolve per via stragiudiziale. Sarà proprio l’associazione a rimborsarci di eventuali spese, come le marche da bollo, mentre se dovessimo intentare e vincere una causa noi devolveremo le somme alla onlus». I 15 avvocati hanno avuto il benestare dall’Ordine: «Non è procacciamento della clientela - sottolinea l’avvocata -. Solo la voglia di aiutare le persone. Come dimostra il fatto che nel gruppo siamo trasversali per età ed esperienza: ci sono anche avvocati molto noti in città».

Per quanto riguarda il tema specifico dell’immigrazione, Invernizzi sottolinea: «Potremo anche indirizzare le persone allo sportello rifugiati, del martedì, e a quello immigrati, del mercoledì, della stessa Caritas, dove ci sono operatori preparati a rispondere ai vari bisogni». Dalle stime della Caritas, risulta che sono 200 all’anno le persone accolte nei dormitori, circa 500 quelle che si sono rivolte al centro d’ascolto “Primo passo“, dedicato proprio ai senza dimora; ma significativo è anche il numero crescente degli accessi alle docce pubbliche, passati dai 4.124 del 2009 agli 8.695 del 2018. Questo senza parlare delle baraccopoli sorte spesso sotto il ponte, fino all’intervento delle autorità. «Come già avvenuto 20 anni fa con i medici, che si sono offerti come volontari, adesso abbiamo a disposizione, con gli avvocati, nuove professionalità - spiega il direttore della Caritas di Lodi Carlo Bosatra, insieme alla vice, Paola Arg henini -. È una dimostrazione della sensibilità che c’è nel cuore delle persone. Chiunque può dare il proprio contributo: meglio il poco di molti che il tanto di pochi. Il bilancio dei 40 anni? I nostri servizi sono sempre più orientati a portare le persone verso una maggiore autonomia, a fare emergere le potenzialità che sono dentro di loro. Non vogliamo gli “affezionati“ alla Caritas, persone rassegnate o per le quali andare alla mensa o al dormitorio sembra più comodo; vogliamo dare loro stimoli a vivere, a prendere autonomia, a spiccare il volo».