Padre Stefano Gorla rettore del Collegio San Francesco
Padre Stefano Gorla rettore del Collegio San Francesco

Lodi - Venti bambini alla scuola materna, 43 alunni alle elementari, 18 studenti alle medie e 2 al liceo: in tutto fa 83. Tanti sono gli iscritti al Collegio San Francesco di Lodi che ieri hanno fatto lezione in aula sebbene l’ultima ordinanza del governatore Attilio Fontana abbia colorato tutta la Lombardia di arancione scuro e imposto la didattica a distanza per le scuole di ogni ordine e grado, esclusi gli asili nido. Non un covo di disobbedienti, il Collegio San Francesco. Lo storico istituto fondato e gestito dai Padri Barnabiti è, più semplicemente, tra i pochi ad aver dato seguito ad una possibilità prevista e comunicata dal Ministero dell’Istruzione in una nota del 5 novembre 2020. Quel giorno il Ministero fece sapere che "la frequenza scolastica in presenza degli alunni e degli studenti figli di personale sanitario o di altre categorie di lavoratori le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione" deve essere garantita anche in pandemia. E infatti gli 83 presenti ieri al Collegio San Francesco sono figli di medici, operatori sanitari, insegnanti e di titolari o dipendenti di aziende di trasporto merci e logistica: settori che rientrano tra quelli considerati essenziali. Da qui le lezioni in presenza con ordinanza in corso.

Una nota , quella del Ministero, che ha avuto il nulla osta della Regione. Ma per rendersene conto bisogna avventurarsi tra le Faq esplicative delle varie ordinanze lombarde. Una nota che, evidentemente, è stata poco divulgata dallo stesso Ministero e dai dirigenti scolastici. A portarla alla luce è stato Michele Usuelli, consigliere regionale di +Europa, che giovedì ha esortato le istituzioni in tal senso. Padre Stefano Gorla, rettore del Collegio San Francesco, è tra i pochi che, conoscendo la nota, si è dato da fare già giovedì, giorno in cui è stata emanata l’ordinanza che ha chiuso le scuole. "Abbiamo inviato alle famiglie una comunicazione nel tardo pomeriggio di giovedì – spiega il rettore – per informarle della possibilità di aprire la scuola ai ragazzi i cui genitori fanno lavori ritenuti essenziali. Abbiamo dovuto fare tutto in fretta, ovviamente, perché l’ordinanza della Regione è arrivata senza preavviso: è mai possibile chiudere le scuole dall’oggi al domani? Ieri – prosegue Padre Gorla – ci siamo ritrovati in una situazione paradossale, mi è sembrato di essere tornati alla mattina del 21 febbraio 2020, quando una madre di Codogno ha telefonato a scuola dicendo che avrebbe portato via suo figlio perché da lì a poco tutto sarebbe stato chiuso".
Nonostante i tempi stretti sono 83 i bambini e i ragazzi che ieri hanno fatto lezione in aula. Non molti se si considera che il Collegio, una scuola parificata e bilingue, vanta 470 iscritti tra infanzia, primaria, secondaria e liceo. Ma si tratta sicuramente di un ottimo inizio. A complicare l’attuazione della nota ministeriale è la sua stessa vaghezza. "In allegato a quella nota non vi è alcun documento che spieghi quali siano le categorie professionali da considerare essenziali, a parte medici e operatori sanitari, gli unici ad essere esplicitamente citati", fa sapere il rettore, che ieri ha dovuto far da sé e prendere a riferimento i comparti rimasti aperti per decreto anche in occasione di lockdown e zone rosse. "Né si capisce – prosegue Padre Gorla – se entrambi i genitori dell’alunno debbano lavorare in settori essenziali o se basti uno solo".

Nel pomeriggio di ieri, tra gli istituti scolastici lombardi, è prevalsa la prima interpretazione. Anche da qui la nuova circolare emanata dal rettore, che precisa il punto. "Ma c’è un evidente problema di comunicazione", rimarca Padre Gorla. Soprattutto c’è "un dramma educativo: le scuole devono restare aperte sempre, a prescindere da quale sia il colore del Comune, della provincia o della regione – sottolinea il rettore del Collegio –. Le scuole devono essere considerate un servizio essenziale e in quanto tale non se ne deve fare a meno. È un’illusione pensare che basti mettere i ragazzi davanti ad uno schermo per fare scuola". Al San Francesco non si sono ancora avuti contagi, se non di rimando: "Le scuole sono posti più sicuri e controllati di quelli nei quali i ragazzi vengono lasciati quando le scuole sono chiuse. Chi sostiene il contrario deve dimostrarlo con i dati".