Vittoria Bellini durante l’incontro con l’allora ministro Marco Bussetti
Vittoria Bellini durante l’incontro con l’allora ministro Marco Bussetti

Lodi, 17 gennaio 2020 - "Per la procura di Lodi noi docenti non siamo pubblici ufficiali. Sono molto dispiaciuta". L’amara scoperta per Vittoria Bellini, 63 anni, la professoressa dell’istituto professionale Einaudi di Lodi che il 2 maggio scorso era stata aggredita con due schiaffi e il lancio di un porta penne dalla madre di un’alunna 17enne, è arrivata ieri durante la prima udienza del processo davanti al giudice di pace di via San Fereolo. All’imputata, Daniela Ramaioli, è stato contestato il reato di lesioni aggravate a incaricato di pubblico servizio, non riconoscendo di fatto il ruolo di pubblico ufficiale per l’insegnante.

La mamma dell’alunna, sostenendo di non essere informata della sospensione della figlia per 15 giorni, andò su tutte le furie e se la prese con la coordinatrice della sede distaccata, in viale Vignati, la professoressa Bellini. La relazione di quest’ultima parla di tirate di capelli, pugni in testa, sedie lanciate e insulti verbali. Il caso diventò nazionale. Il prefetto Marcello Cardona telefonò immediatamente alla docente manifestandole la sua vicinanza e l’allora ministro Marco Bussetti, accompagnato dal provveditore Yuri Coppi, arrivò all’Einaudi, per parlare con l’insegnante.

Ieri la docente, tramite il suo avvocato, ha chiesto di rivedere il capo d’imputazione chiedendo di inserire il riconoscimento di pubblico ufficiale. Il giudice Leonardo Pedone ha rinviato al 21 maggio quando verranno ascoltati i testi: una bidella e un docente. "Si tratta di un passaggio molto importante - spiega la docente Bellini al termine della prima udienza -. Non si tratta così una professoressa, per nessun motivo. Soprattutto sapendo che la ragazza è stata seguita e aiutata in tutto il suo percorso scolastico. Abbiamo verbalizzato un lungo elenco di attività messe in campo a suo favore. La mamma poi aveva detto ai giornali che si sarebbe scusata, ma né io, né la scuola abbiamo mai ricevuto alcuna scusa da parte sua". Dopo l’episodio del 2 maggio, la docente non ha più visto né sentito la ragazza. L’alunna non frequenta più l’Einaudi: "Le insegnanti hanno fatto di tutto per lei", ribadisce Bellini. Presente in aula anche l’imputata. "Mi pento di quanto è accaduto - dice la madre della 17enne -. Ho presentato personalmente e tramite il mio legale delle scuse alla professoressa, ma non è bastato. Da parte loro c’è muro totale. Ho picchiato, è vero, ma solo perché ero spaventata". Il ministero dell’Istruzione non si è costituito parte civile.