Lodi, 18 ottobre 2017 - "Questa vicenda mi ha cambiato la vita, ha inciso su di me e sulla mia famiglia. Sono 17 mesi che aspetto di dire la mia versione dei fatti". Per l’ex sindaco Simone Uggetti più che un interrogatorio, quello di ieri in tribunale a Lodi, è stato uno sfogo. L’imputato principale nel processo per turbativa d’asta per lo scandalo delle piscine estive (Belgiardino e Ferrabini), insieme all’ex consigliere di Sporting Lodi, Cristiano Marini, il dipendente comunale Giuseppe Demuro e l’imprenditore Luigi Pasquini, ha risposto per oltre quattro ore alle domande del pm Laura Siani e delle difese.

Uggetti finì in manette e portato a San Vittore il 3 maggio 2016 insieme all’avvocato Marini e tornò in libertà solo 36 giorni più tardi. Nel mirino della procura di Lodi c’era il bando per l’assegnazione delle piscine comunali appena vinto dalla società Sporting Lodi. Un appalto ritenuto truccato. Per l’accusa, l’ex sindaco fece pressione sulla dipendente comunale, responsabile dell’ufficio sport, Caterina Uggè per scrivere requisiti sempre più stringenti sul bando, con l’obiettivo di favorire proprio la Sporting Lodi (al 45% della municipalizzata Astem), che già gestisce la nuova piscina Faustina. In aula, ieri, l’ex primo cittadino, visibilmente emozionato, è scoppiato anche in lacrime rispondendo alle domande del pm. "L’ultima cosa che volevo era coinvolgere una persona come l’avvocato Marini che ha avuto la “sfortuna” di essere bravo nel suo lavoro", ha detto l’ex sindaco in aula. Uggetti ha raccontato della circostanza che lo aveva visto, il 29 febbraio 2016, nel suo ufficio a Palazzo Broletto, insieme a Marini, in quel periodo consigliere di Sporting Lodi e della municipalizzata Astem, mentre modificava la bozza del bando delle piscine. In quell'occasione, la Uggè, la funzionaria che aveva scritto quel bando, venne contattata dall’ex sindaco per discutere di un punto della bozza, ma quando arrivò in ufficio vide con stupore Marini e Uggetti mentre discutevano del bando. "Avevo incontrato Marini solo per chiedere qualche consiglio come consulente non pagato – ha spiegato in aula Uggetti –. Volevo fare un bando per coinvolgere le associazioni del territorio e garantire un buon servizio ai lodigiani. Solo interesse pubblico. Con Marini avevamo notato un errore di assegnazione dei punteggi nel bando scritto dalla Uggé. L’avevo chiamata per risolvere il problema, perché con un errore del genere il bando sarebbe stato contestabile e le piscine estive sarebbero rimaste chiuse».

Ma la Uggè, l’8 marzo 2016, denunciò quello che aveva visto alla Guardia di finanza, facendo partire le indagini. «Improvvisamente aveva deciso di non essere più responsabile del bando - ha detto l’ex sindaco -. Non avevo capito il motivo. Lei non mi aveva mai detto che qualcosa non andava. Anzi, diceva che non dovevo preoccuparmi". In aula Uggetti ha raccontato di cosa accadde la sera del 5 aprile 2016, quando il dirigente dell’ufficio tecnico comunale, Giovanni Ligi restó impietrito davanti alle parole pronunciate dall’allora comandante del Nucleo di polizia tributaria di Lodi, Giampaolo Lo Turco che gli disse «ma cosa state combinando in Comune sul bando delle piscine?". Da quel momento, infatti, negli uffici del Broletto la tensione salì alle stelle. «Avevo avvertito un senso di preoccupazione e malessere - ha spiegato l’ex sindaco -. Allora mi era venuto in mente di quella maledetta mail che avevo inviato a Marini con la bozza del bando. Avevo pensato che potesse essere fraintesa dai finanzieri. Allora dovevo cancellarla". La conferma arriva anche dalla intercettazioni. "E se formattiamo?", aveva detto Uggetti al telefono con Marini il 6 aprile 2016. Si tratta dell’intercettazione-chiave dell’inchiesta, che avrebbe poi portato alla decisione di formattare i due hard disk del computer dell’ex primo cittadino per nascondere le prove della turbativa d’asta e al successivo arresto del 3 maggio. "Era stata solo un battuta - ha risposto in aula l’ex sindaco -. Ero in grande preoccupazione, non ero solito fare queste cose". Ma Uggetti non si fermò qui. Qualche settima prima dell’arresto l’ex primo cittadino incontrò il comandante della finanza di Lodi, Massimo Benassi. La conversazione venne registrata. "La Finanza veniva spesso in Comune per altre vicende e ogni questione diventava oggetto di contesa politica. Cercai chiarimenti dal comandante della Guardia di finanza, ma non lo farei più".