Lodi, 4 gennaio 2017 - La verità sul futuro della piscina Attilio Concardi di via Ferrabini si saprà il 13 gennaio. Al sopralluogo insieme al commissario Mariano Savastano e ai tecnici, sono stati invitati anche alcuni residenti di Campo Marte e OltreAdda, che in queste settimane (e durante l’incontro pubblico del 22 dicembre) hanno più volte bussato alla porta del Broletto per chiedere la riapertura della storica piscina in estate. Per rimettere a norma l’impianto, chiuso in seguito allo scandalo che ha coinvolto, a maggio, l’ex sindaco Simone Uggetti per turbativa d’asta, il Broletto, commissariato dal 22 agosto, ha già annunciato che serviranno almeno 600mila euro. Una spesa troppa alta per le casse comunali. A mettere la parola fine all’ipotesi di recupero è stato a fine novembre lo stesso commissario Savastano, che aveva deciso di non presentare domanda di accesso ai fondi del programma governativo ‘Sport Missione Comune’, con finanziamenti a tasso zero per le città capoluogo, per reperire le risorse necessarie al ripristino della piscina. Ma i cittadini non ci stanno e assicurano battaglia: «Riaprire la piscina Ferrabini deve diventare una priorità per la città – spiegano Carlo Bajoni, 65 anni, e Roberto Pedrini, 64 anni, del gruppo Residenti in Campo Marte e Oltre Adda social street –. Bisogna valutare gli interventi prioritari, quelli fondamentali per mettere a norma la piscina. Non serve rimettere a nuovo tutta la struttura. Per questo la spesa sarà senza dubbio inferiore ai 600mila euro stimati. Rimandare la sistemazione al prossimo anno, oltre a creare un danno per i cittadini, rischierebbe di far peggiorare lo stato dell’impianto. Al commissario chiediamo che al sopralluogo del 13 gennaio siano presenti anche i tecnici dell’Ats per valutare gli interventi necessari per la riaprire a maggio».

Intanto, le infiltrazioni e lo stato di degrado continuano a inghiottire la struttura. Di certo, sarà una corsa contro il tempo. Perché tra le numerose domande che si pongono i residenti, quella più importante riguarda il timore che un’altra stagione senza l’apertura possa decretare la definitiva inutilizzabilità dell’impianto, ma anche il timore di vedere sorgere un ‘palazzone’ al posto della piscina. «Nel quartiere è già successa una cosa simile col palazzetto dello sport che sorgeva a pochi metri dalla piscina di via Ferrabini – ricorda Bajoni –. Negli anni Ottanta è stata abbattuta e al suo posto è stato costruito un locale e realizzato un parcheggio. Non vogliamo che accada lo stesso questa volta».