Mattia Maestri
Mattia Maestri

Lodi, 28 ottobre 2021 - Mattia Maestri, il 'paziente 1' colpito dal Covid scoperto a Codogno ( Lodi), era stato indagato per epidemia colposa dalla Procura di Lodi. Nei giorni scorsi, dopo la richiesta della stessa Procura, il gip ha archiviato l'accusa.

L'inizio delle indagini risale a un anno e mezzo fa. Il sospetto era che Maestri non fosse stato subito sincero con i medici dell'ospedale di Codogno, parlando dei suoi contatti. A fine indagini, comunque, non sono stati ravvisati reati. È stato riconosciuto che Maestri non risulta aver violato nessuna norma: da qui l'archiviazione. "L'indagine era nata - ha spiegato il procuratore di Lodi Domenico Chiaro - con l'intento di ricostruire la dinamica del contagio con la volontà anche di andare a arginare la diffusione del virus. Poi, comunque, si è visto che il Sars-coV2 era già ampiamente diffuso e da tempo". Mattia Maestri si è detto "contento" dell'archiviazione.
 

La scoperta del 'paziente 1'

Mattia Maestri,  manager di azienda di 38 anni, si presenta in ospedale il 18 febbraio del 2020, rifiutando inizialmente il ricovero. Ha la febbre alta e una brutta polmonite e, dopo un peggioramento, il 20 febbraio entra in terapia intensiva, dove rimane per due settimane. Sottoposto al tampone dall'anestesista Annalisa Malara, di turno nel reparto di terapia intensiva dell'ospedale di Codogno, risulta positivo al Covid.  Il virus fino ad allora era confinato in Cina, o almeno così si pensava. Mattia è il primo positivo italiano, il primo acclarato. Per questo viene chiamato 'paziente uno', ma gli anelli della catena che hanno portato al suo contagio sono stati introvabili, sebbene quelli successivi siano arrivati velocemente.  Presto sono risultati positivi anche gli amici di Mattia, la moglie e gli operatori sanitari che lo hanno curato. 

Nel frattempo, Mattia comunque si riprende. E si salva. In alcune delle sue interviste, ripete: "Verso i dottori che mi hanno salvato ho un debito di riconoscenza enorme, ma io ora voglio solo dimenticare". Di quei giorni, in coda all'incubo, resta l'intuizione della rianimatrice Annalisa Malara che gli fa il test al di fuori dei protocolli del ministero della Salute (che lo prevedono solo per chi è di rientro dalla Cina e i loro contatti), l'ambulanza che lo porta a Pavia nella notte tra il 21 e il 22 febbraio, i successivi 18 giorni di rianimazione intubato e con la vita appesa a un filo, il trasferimento in reparto dove al di là di un vetro finalmente può rivedere la moglie incinta, l'uscita dall'ospedale il 21 marzo in tempo per la nascita della figlia Giulia.  Oggi Mattia è un sopravvissuto che desidera soprattutto dare serenità alla sua famiglia, ma allo stesso tempo non dimentica il padre Moreno, morto di Covid proprio nel giorno della festa del papà, il 19 marzo, dopo settimane in cui quattro componenti della famiglia Maestri, contando anche la piccola Giulia, si trovano in tre diversi ospedali della Lombardia. Oggi Mattia è tornato alla vita di sempre, tra hobby, lavoro e famiglia.