Lavdije Kruja, la vittima
Lavdije Kruja, la vittima

Orio Litta (Lodi), 10 dicembre 2019  Pochi minuti prima che venisse uccisa aveva parlato con lei al telefono. Una breve chiacchierata tra sorelle prima della tragedia. Per Giulia Kruja è un dolore troppo grande la scomparsa di Lavdije (conosciuta come Dea), la badante albanese di Miradolo di 41 anni, che secondo i giudici della corte d’Assise di Milano sarebbe stata uccisa con un colpo di pistola alla nuca il 30 maggio 2016 dall’ex Franco Vignati, il 64enne, ex assessore leghista a Chignolo Po. E lo è ancora oggi a un anno esatto dalla sentenza di primo grado che ha condannato Vignati all’ergastolo con l’accusa di omicidio volontario e occultamento di cadavere (il corpo era stato gettato nel Po a Orio Litta e il cadavere era riaffiorato solo l’8 giugno 2016, nove giorni dopo la scomparsa nel Piacentino). Un omicidio, quello di Dea, che era rimasto a lungo senza responsabili, visto che la procura di Lodi era riuscita a incastrare l’ex compagno della badante solo dopo un anno di indagini serrate, ottenendone l’arresto. Ma Vignati non ha mai confessato né agli inquirenti né durante il processo di aver sparato alle spalle alla sua ex amante e di averla gettata nel fiume per far sparire le prove perché lei, stanca della loro relazione, lo aveva lasciato e gli aveva intimato di lasciare la casa dove vivevano insieme.

E non ha mai ammesso la propria colpevolezza, nemmeno di fronte all’evidenza della pistola calibro 7,62 da lui detenuta nella casa della moglie e che si era presentato a ritirare appena pochi giorni prima dell’omicidio. «Tutta la famiglia di Dea è determinata ad andare fino in fondo a questa vicenda - afferma uno dei legali di parte civile, Diego Guarnieri del foro di Lodi -. Chiederemo davanti alla corte d’Assise d’Appello di confermare la sentenza di primo grado.
Siamo sempre stati convinti che sia Vignati il colpevole dell’omicidio della povera Dea. Intanto, ancora oggi la sorella Giulia non riesce a darsi pace per quello che è accaduto». Nelle prossime settimane dovrebbe essere fissata la data dell’appello. La corte d’Assise d’Appello dovrà partire dall’analisi delle motivazioni del primo grado. Per i giudicii a scatenare l’ira di Vignati sarebbe stata «la frustrazione certamente grave: gli ultimi litigi con Dea avevano infatti umiliato l’imputato e l’avevano privato di un luogo in cui vivere ed essere accudito, di una relazione importante dal punto di vista affettivo e sessuale, nel momento in cui era stato avviato il procedimento di separazione dall’ex moglie».