La palazzina dove si è consumato il delitto
La palazzina dove si è consumato il delitto

Tavazzano (Lodi), 12 agosto 2019 - I vicini di casa della palazzina gialla a cinque piani dicono che non avevano mai sentito urla né rumori che potessero far pensare a frequenti litigi o discussioni, ma ieri mattina, la tranquillità di una afosa alba agostana è stata squassata da cinque colpi di pistola, di cui tre andati a segno, lasciando esanime sul pavimento dell’appartamento al primo piano dello stabile ex Aler di via Di Vittorio il corpo di Amato Dipaola, 29 anni, cugino di primo grado del presunto assassino, Sebastian Ganci, guardia giurata.

Il furibondo litigio è avvenuto ieri mattina poco dopo le 6 ed è terminato in tragedia con diversi condomini svegliati di soprassalto. Tra i residenti solo una ragazza ha raccontato agli inquirenti di aver sentito gli spari: «Mi sono svegliata per il forte rumore - spiega la giovane che abita al quarto piano -. Ho aperto la porta e ho guardato tra le scale, ma non ho visto nessuno. Allora sono tornata a dormire, senza chiamare le forze dell’ordine, ho pensato che forse era stato un brutto sogno». «Siamo sconvolti per quello che è accaduto - dicono alcuni residenti -. Ganci abitava qui da qualche anno, da quando il padre è morto. È sempre stato schivo e riservato. Ogni tanto veniva a trovarlo la ragazza romena, ma non la conosciamo. Sappiamo che nella sua casa aveva installato delle telecamere e messo un allarme, l’unico ad averlo fatto».

La palazzina di via Di Vittorio ieri è stata raggiunta da diverse pattuglie di carabinieri e polizia e l’appartamento al primo piano è stato blindato: solo attorno alle 15.30 la salma del 29enne è stata rimossa dalla zona dell’ingresso della casa e trasferita alla camera mortuaria. Sul posto è arrivato anche il sindaco di Tavazzano, Francesco Morosini: «Già domani (oggi ndr) farò valutazioni su chi effettivamente fosse il beneficiario della casa popolare -ha ribadito ieri il primo cittadino -. Voglio approfondire questo aspetto anche perché è un complesso residenziale dove, mi dicono, vi è un fitto ricambio abitativo. In generale, occorre avere il coraggio di dire che, anche a causa del fatto che noi siamo in una zona di confine con il sud Milano, la situazione non è proprio tranquilla. Le aree di via Di Vittorio e via Rosselli vanno monitorate».