Trifone e Teresa
Trifone e Teresa

Zelo Buon Persico (Lodi), 19 gennaio 2019 - Davanti ai giudici si è dichiarato ancora innocente. "Ogni giorno che sono in carcere mi chiedo come sia possibile", ha detto Giosuè Ruotolo, 29 anni, l’ex militare di Somma Vesuviana condannato in primo grado all’ergastolo e rinchiuso nel carcere di Belluno dal marzo 2016 per il duplice omicidio della lodigiana di Zelo Buon Persico Teresa Costanza e del commilitone Trifone Ragone. La coppia, la sera del 17 marzo 2015, fu uccisa con sei colpi di pistola nel parcheggio della palestra di Pordenone.

Venerdì in Corte d’Assise d’Appello a Trieste si è tenuta la quarta udienza del processo di secondo grado. Dopo le richieste dell’accusa e delle parti civili di confermare il massimo della pena per Ruotolo,  è toccato ai legali dell’imputato. Gli avvocati Roberto Rigoni Stern e Giuseppe Esposito hanno ribadito in aula che Ruotolo non si trovava nel parcheggio quando sono stati esplosi i colpi di pistola, ma che era andato via prima del delitto. "È evidente che si tratta di un processo del tutto indiziario dove manca la “prova regina”, l’elemento in grado di inchiodare Ruotolo", ha spiegato in aula l’avvocato Rigoni Stern. A sostegno di tale tesi hanno valorizzato i racconti di alcuni testimoni che non hanno notato l’Audi A3 grigio chiaro di Ruotolo nel piazzale. Inoltre, per la difesa il killer dei fidanzati non può non essersi sporcato del sangue delle vittime.

Si tratta di una tesi, confortata dalla consulenza di parte, che scagionerebbe Ruotolo perché non sono state trovate tracce biologiche ed ematiche di Teresa e Trifone né sull’auto, né sugli abiti e monili sequestrati all’imputato. L’avvocato Giuseppe Esposito invece ha attaccato le testimonianze chiave dei due coinquilini e commilitoni di Ruotolo, Sergio Romano e Daniele Renna, rilevando incongruenze e accusandoli di aver inventato la lite tra Ruotolo e Trifone Ragone che sarebbe stata alla base dell’astio tra i due. Il legale ha anche mostrato una foto di Ruotolo del 28 novembre 2014, pochi giorni dopo la presunta lite, nella quale secondo l’avvocato non si vedono le ferite che i due testimoni dicono di aver rilevato sul volto e su un polso di Ruotolo.