Carmelina e Rosario Costanza nella loro abitazione con una fotografia della figlia Teresa (Cavalleri)
Carmelina e Rosario Costanza nella loro abitazione con una fotografia della figlia Teresa (Cavalleri)

Zelo Buon Persico, 7 dicembre 2018 - "Ai giudici chiedo solo di confermare l’ergastolo per l’assassino di mia figlia". Rosario Costanza, il padre di Teresa, la 30enne di Zelo Buon Persico uccisa con una serie di colpi di pistola nel parcheggio del palasport di Pordenone la sera del 17 marzo 2015 insieme al fidanzato, il militare pugliese Trifone Ragone, non ha mai avuto dubbi che l’imputato Giosuè Ruotolo, 29 anni, potesse essere il colpevole. Dopo la condanna in primo grado all’ergastolo a novembre 2017, ora è in corso il processo d’appello. Davanti alla corte d’Assise d’Appello di Trieste la vicenda giudiziaria, iniziata a ottobre, è già arrivata alle battute finali. I giudici infatti non hanno accolto la richiesta degli avvocati dell’imputato di avviare una nuova istruttoria che avrebbe portato in aula una nuova perizia sul luogo del delitto. E così il pg Carlo Sciavico nell’ultima udienza ha chiesto di confermare l’ergastolo per Ruotolo. Parole che danno forza a Rosario Costanza che a tutte le udienze partecipa sempre accompagnato dalla moglie Carmelina. "Non ho mai creduto all’innocenza di Ruotolo – spiega il padre di Teresa –. Sono sempre stato convinto che sia stato lui a uccidere mia figlia e Trifone. Per noi è stato un punto fondamentale la decisione dei giudici di non avviare una nuova istruttoria. Sarebbe stato un errore rimettere tutto in discussione con la nuova perizia. È stato fatto un lavoro certosino dai pm e dagli inquirenti che sulla vicenda hanno indagato a Pordenone».

Stamattina si terrà l’udienza per la discussione delle parti civili. La famiglia di Teresa sarà in aula per chiedere ancora una volta giustizia. «La morte di Teresa è per noi un macigno che ci stiamo portando sulle spalle – dice Rosario –. Una tragedia che non si può giustificare. In tanti sapevano delle discussioni tra Trifone e Ruotolo, anche nella caserma di Cordenons dove lavoravano". Secondo l’accusa Trifone era venuto a sapere che la persona che da settimane insultava e molestava via chat la sua fidanzata Teresa, era proprio Giosuè. Lui aveva creato dal pc che usava nell’ufficio della caserma di Cordenons, il falso profilo Facebook “Anonimo Anonimo”, attraverso il quale fingeva di essere una donna, amante di Trifone, che insidiava con ogni tipo di ingiuria Teresa Costanza per indurla a lasciare Ragone. Durante un chiarimento tra i due ex commilitoni, Trifone malmenò Ruotolo e lo minacciò di denuncia. Intimidazione che per l’accusa preoccupò molto l’imputato, che temeva che una querela avrebbe compromesso per sempre la sua carriera nella Guardia di finanza. In questo clima di odio e sete di vendetta, Ruotolo avrebbe nei mesi maturato la malsana idea di uccidere Trifone e con lui la fidanzata, scomodo testimone dei fatti accaduti. "Ci aspettiamo la conferma della condanna per Ruotolo – dice Rosario Costanza –. È l’unico modo per fare giustizia anche per mia figlia. Almeno per quello che ci rimane".