Lodi,11 aprile 2018 - Le sue giornate sono scandite dalle attività manuali e la cucina del carcere di Belluno. Giosuè Ruotolo, 28 anni, il militare campano condannato in primo grado all’ergastolo con due anni di isolamento diurno l’8 novembre scorso dalla corte d’Assise di Udine per la morte, a colpi di pistola il 17 marzo 2015, nel parcheggio del palazzetto dello sport di Pordenone della lodigiana Teresa Costanza, 30 anni, di Zelo Buon Persico, e del suo fidanzato Trifone Ragone, ex coinquilino di Ruotolo, aspetta così il ricorso in Appello. I suoi legali, Roberto Rigoni Stern e Giuseppe Esposito, stanno valutando le motivazioni della sentenza depositata il 2 marzo scorso.

In 256 pagine i giudici hanno passato al setaccio la vita di Ruotolo e i suoi rapporti con i commilitoni. Nelle ultime 90 pagine la corte d’Assise di Udine entra nel dettaglio del delitto. Secondo la Corte, Ruotolo ha ucciso perché rischiava di essere denunciato da Trifone e Teresa per le molestie su Facebook. Se fosse stata aperta un’indagine, avrebbe dovuto rinunciare al concorso nella Guardia di finanza. Nel dispositivo si legge che Ruotolo «era presente nel parcheggio al momento del duplice omicidio». La presenza dell’unico imputato sul luogo del delitto è uno degli indizi emersi considerati dai giudici e che «per la loro gravità, univocità e concordanza, consentono di attribuire - si legge ancora -, al di là di ogni ragionevole dubbio a Giosuè Ruotolo l’azione omicidiaria». Una tesi che gli avvocati di Ruotolo hanno sempre respinto. E che si preparano a rimettere in discussione davanti ai giudici della corte d’Assise d’Appello.

«Ci vorranno ancora pochi giorni per presentare l’Appello - spiega l’avvocato difensore di Ruotolo, Roberto Rigoni Stern -. Ruotolo ha letto la documentazione perché ansioso di preparare il ricorso e continuare a professare la propria innocenza». A pesare sulla sentenza di condanna del 28enne militare di Somma Vesuviana anche il rapporto con l’ex fidanzata Rosaria Patrone. Nel dispositivo c’è un passaggio in cui si spiega che Ruotolo e la sua ex si sarebbero inviati una serie di sms «deliranti» per fingere una «pazzia» a coprire le molestie via Facebook nei confronti delle vittime. I messaggini finiscono giusto il giorno prima del duplice delitto del palasport. «Nella sentenza la Corte ha collegato il periodo dei messaggi deliranti della Patrone con il duplice omicidio -  dice l’avvocato Rigoni Stern - . E’ una valutazione che ci ha sorpreso molto e che ci lascia margini per discutere meglio della posizione di Ruotolo»