Lodi, 13 marzo 2018 - «Teresa e Trifone erano diventati pericolosi per il futuro professionale di Giosuè Ruotolo», e per questo lui li ha uccisi. Lo scrive il collegio di giudici della Corte d’Assise di Udine nelle 260 pagine con cui viene motivato l’ergastolo (con due anni di isolamento diurno) per Giosuè Ruotolo, il militare campano di 28 anni che il 17 marzo 2015 nel parcheggio del palasport di Pordenone avrebbe sparato sei colpi di pistola contro l’ex commilitone Trifone Ragone, di 28 anni, e la sua compagna Teresa Costanza, di Zelo Buon Persico, 30 anni.

Calcolatore e bugiardo, secondo i magistrati. Giosuè Ruotolo ha ucciso perché rischiava di essere denunciato da Trifone e Teresa per le molestie su Facebook. Se fosse stata aperta un’indagine, avrebbe dovuto rinunciare al concorso nella Guardia di Finanza. Proprio in questo i giudici ravvisano il possibile movente. Ma non solo. Per i giudici, che l’8 novembre hanno condannato Ruotolo in primo grado, la presenza del militare sul luogo del delitto è uno degli indizi certi «al di là di ogni ragionevole dubbio». Una vicenda che ha distrutto tre famiglie. «Una morte inspiegabile», dice con la voce fioca Rosario Costanza, che ha perso sua figlia Teresa. Cuore di papà che batte forte e inquieto. E che da quasi tre anni (sabato l’anniversario della tragedia) si batte per ottenere giustizia.

Signor Rosario, cosa pensa delle motivazioni dei giudici sulla condanna di Ruotolo?

«Le motivazioni della sentenza sono la realtà dei fatti. Ruotolo è un assassino che merita di stare all’ergastolo. Una persona pericolosa, colpevole di questo terribile duplice delitto. È stato bugiardo dall’inizio del processo fino alla sentenza. Perché non ha mai detto la verità? Ha ammazzato due ragazzi per niente».

La vicenda legale però potrebbe non concludersi qui...

«Siamo pronti a continuare la battaglia legale. Stiamo aspettando la decisione degli avvocati di Ruotolo, poi vedremo come procedere. Intanto, ringrazio la Procura di Pordenone che sul caso ha fatto un lavoro eccezionale».

Sabato saranno passati tre anni dalla morte di Teresa: si è fatto un’idea del perché di questa tragedia?

«La morte di Teresa è per noi un macigno che ci stiamo portando sulle spalle. Una tragedia che non si può giustificare. E poi i colleghi di Trifone e Giosuè, quelli della caserma di Cordenons, sapevano della tensioni tra i due».

È un duplice delitto che si sarebbe potuto evitare?

«Voglio essere chiaro: la caserma avrebbe dovuto fare qualcosa per evitare altre tensioni tra i due commilitoni. Se qualcuno fosse intervenuto, allontanando Trifone e Giosuè, avremmo salvato la vita anche a Teresa. Ma nessuno ha voluto fare niente per evitare il duplice omicidio. Ora, in accordo con i miei avvocati, faremo della valutazioni e non escludo che presenteremo una denuncia».