Il giudice Ambrogio Ceron
Il giudice Ambrogio Ceron

Codogno, 22 novembre 2019 - Da due anni e mezzo aspettano il Tfr e gli stipendi arretrati. «Secondo i nostri calcoli mancherebbero quasi 2 milioni di euro di Tfr non versati», racconta uno dei lavoratori coinvolti. Questa la complicata situazione per i 120 ex lavoratori della Multiconsult srl, la software house specializzata in pacchetti per la logistica e con una vasta clientela internazionale (tra cui i porti di Ancona e Livorno), finita a fine maggio 2017 al centro di un’indagine della Guardia di finanza di Lodi. L’unico che potrebbe sbloccare l’iter è il curatore fallimentare Italo Bruno Vergallo che nei mesi complicati, prima della vendita all’asta dell’azienda valutata quasi 2 milioni di euro a una multinazionale australiana (oggi all’interno dell’azienda lavora solo una cinquantina di dipendenti), ha preso le redini della software house di Codogno.

Il polverone giudiziario infatti aveva coinvolto i vertici della società per aver aggirato il fisco, non pagando i contributi e i relativi oneri e beneficiando pure degli incentivi del Jobs Act, costringendo da anni i 120 dipendenti a dimettersi per essere riassunti in una nuova società e a rinunciare a ogni tipo di pretesa o di tutela. Il tribunale di Lodi il 28 marzo ha condannato in primo grado gli artefici di questo sistema che ha coinvolto la Multiconsult di Codogno, accusati a vario titolo per associazione a delinquere e frode fiscale. La pena più alta, 5 anni e 4 mesi, è arrivata nei confronti del commercialista di Latina, Claudio Proietti, la “mente” del progetto criminale, almeno secondo l’accusa, che avrebbe spiegato ai titolari della società di Codogno come aggirare il fisco e il Jobs act. Gli imprenditori codognesi, padre e figlio, Mario Ciceri, 73 anni, e il figlio 46enne Attilio sono stati condannati dal collegio presieduto da Ambrogio Ceron rispettivamente a 5 anni e a 40 mesi.
«Ho lavorato per la Multiconsult per quasi 20 anni e ho maturato circa 18mila euro tra Tfr e le mensilità non versate, da maggio a luglio, quando l’azienda era chiusa per le indagini – spiega uno dei lavoratori –. Ci sono però altri colleghi più anziani che dovrebbero ricevere anche 50mila euro».